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Bad Ending: No Hope [One shot ITA][Parte 1] <<No! Stai lontano!>> <<Hai paura?>>Nessuno di loro sentiva. Nessuno di loro voleva sentire. Era inutile. Per quanto forte potesse urlare, a nessuno di loro importava.Era una normale notte come tutte le altre. La casa era silenziosa. Tutti dormivano noncuranti di ciò che stesse succedendo in quella stanza infernale che Silver conosceva bene. Anche in pieno giorno, le bastava solamente posare lo sguardo su quella porta per rabbrividire. Un vortice di ricordi dolorosi non falliva mai nel colpirla quando meno se lo aspettava, sconvolgendola nuovamente, facendole rivivere tutto un’altra volta. Era sempre la stessa, non cambiava mai. L’abitudine di Iron di rinchiudere Silver lì dentro sembrava non volersi mai modificare, come se il ragazzo sentisse che dentro quella camera nessuno avrebbe scoperto tutte le orribili azioni che stava commettendo.Ma la realtà era che tutti i posti dell’enorme abitazione sarebbero andati bene. Dal più nascosto al più evidente, dal più isolato al più affollato, perché nessuno si sarebbe mai accorto di nulla. Anche i genitori di Silver, addormentati nella stanza adiacente, erano troppo lontani per sentire la loro figlia implorare pietà. I loro cuori erano troppo freddi e distanti, troppo occupati a donare tutto il loro amore a quella che loro consideravano la loro unica figlia. Non rimaneva tempo per salvare quello scarto, quel disgustoso essere che stava solo ricevendo la punizione che si meritava per essere così…sbagliata.Aveva solo sette anni, ma il suo destino era già scritto. Se non fosse cambiata avrebbero continuato a punirla, per sempre. Ma lei non aveva alcuna possibilità di cambiare. Ciò che avrebbe subito in futuro l’avevano già deciso al momento della sua nascita, lei sarebbe stata di rango inferiore. Qualcuno così debole, insignificante, disobbediente, non avrebbe potuto correggersi nemmeno in anni di tentativi. Loro lo sapevano. Era così che funzionava. Si compiacevano all’idea che quella meritata tortura sarebbe durata fino alla fine dei suoi miserabili giorni.In quel silenzio inquietante che lasciava chiaramente trasparire il totale disinteresse di tutti, spezzato solamente dalle urla di Silver, solo una persona sembrava sentire.Appoggiata fuori dalla porta, Gold sorrideva. Si avvicinava ogni volta che udiva un urlo, un bassissimo sussulto, il minimo rumore. Se per qualche attimo le capitava di non sentire più nulla, si accostava ancora di più alla porta per captare qualsiasi cosa.Avrebbe voluto essere lì dentro ad assistere. Si sforzava di ascoltare ciò che succedeva all’interno di quella stanza e pensare a quanto fosse piacevole quel macabro scenario di sangue, violenza e terrore, quel tormento inflitto su sua sorella.Era ormai diventato qualcosa di frequente. Lei sapeva esattamente cosa stava succedendo, eppure non si stancava mai di immaginare cosa Iron stesse facendo a Silver. Continuava a chiederselo pur conoscendo la risposta, continuava a risvegliarsi insensati dubbi su ogni singolo dettaglio di quell’agonia, tutto solo per soddisfare il suo sadismo senza però prendere parte alla tortura, con suo enorme dispiacere.Iron le voleva bene. Nonostante lei avesse solo sette anni mentre lui quattordici, la differenza d’età non sembrava danneggiare in nessun modo il loro rapporto, andavano d’accordo come due vecchi amici e passavano molto tempo assieme. Ma Gold sapeva che in quei momenti lui non avrebbe voluto che lei interferisse. Non quando si occupava di mostrare alla sua sventurata futura moglie ciò che avrebbe passato ogni notte una volta sposati. Non mentre le insegnava a stare al suo posto, a obbedirgli, mentre le faceva realizzare che lei non era mai stata un essere umano ma solamente un oggetto passato dalle mani dei genitori alle sue. La disprezzava, la considerava una nullità. Avrebbe di gran lunga preferito come sposa una ragazza più bella, più intelligente, più forte. Qualcuno come Gold. Ma allo stesso tempo lui, un membro d’alto rango, avrebbe avuto dei vantaggi che sarebbero potuti risultare solo dall’unione di un vero nobile con un’inutile feccia, ovvero sposando sua cugina appartenente al basso rango.Il matrimonio con Silver, considerata inferiore da tutta la famiglia, gli avrebbe permesso di dominarla del tutto, di non rispettare le sue opinioni, di essere l’unico ad avere voce in capitolo riguardo al destino dei loro futuri figli. Avrebbe avuto la possibilità di trattarla come il rifiuto che era. Il matrimonio con una ragazza d’alto rango come Gold gli avrebbe invece imposto dei “vincoli”. Avrebbe dovuto ascoltarla, rispettarla, lasciarle prendere parte in questioni importanti, trattarla come un essere umano. Ma con Silver non si presentavano problemi di questo genere. Era solo una bambola da muovere come meglio egli gradiva. A chi sarebbe mai importata la sua parola?Se Iron avesse amato i loro figli avrebbe potuto presentarli all’intera famiglia come rispettabili familiari d’alto rango. Non avrebbe dovuto individuare alcuna differenza tra di loro, non avrebbe dovuto far nascere una rivalità. Sarebbero stati sullo stesso piano, in pace tra loro, superiori solamente alla loro madre. Non avrebbe dovuto scegliere dei nomi che rappresentassero l’inferiorità di uno e la superiorità di un altro. Se invece non li avesse amati, avrebbe potuto ripudiarli e lasciarli ai margini della sua vita e della famiglia, e sarebbero stati al pari di Silver. Avrebbe avuto la possibilità fare quello che voleva, perché era ciò che stabilivano le regole riguardo al matrimonio tra due membri di posizione sociale diversa.Tuttavia, perché il resto della famiglia accettasse ciò che lui aveva deciso riguardo i suoi figli, era necessario l’appoggio di un altro membro del suo stesso livello che sostenesse la sua scelta. E sapeva che Gold era più che adatta per questo ruolo.Il futuro che Iron aveva programmato per sé stesso era perfetto. Avrebbe avuto una famiglia che lo amava, un’amica e complice rispettata da tutti, dei bambini da trattare in qualsiasi modo preferisse senza alcun obbligo verso di loro, e una schiavetta su cui sfogarsi. Silver gli sarebbe solo servita come mezzo per arrivare ai suoi obiettivi, per realizzare la vita che desiderava.Le urla provenienti dalla quella camera si intensificarono. Ancora nessuno sentiva, ma l’interesse di Gold sembrava crescere di continuo. La ragazzina cercò addirittura di sbirciare dalla serratura, appiccicandosi stupidamente alla porta più che potesse. Intravide solamente del tessuto grigio strappato, indubbiamente appartenente al vestito di sua sorella. Gold sorrise.<<Basta! Basta!>> Silver non riusciva a fermare le sue lacrime. Nonostante la sua debolezza fisica, la sua stanchezza e la sua voglia di arrendersi del tutto, continuava a lottare inutilmente tenendosi stretta quella vana speranza che Iron potesse fermarsi di colpo.L’aveva da sempre presa di mira, umiliata in ogni maniera. La costringeva a subire violenza emotiva e fisica di ogni tipo, dalla prima volta in cui l’aveva conosciuta. Ogni volta che la incontrava non perdeva mai l’occasione di ricordarle quanto fosse inutile e indesiderata da tutti. Gli piaceva prendersi gioco di lei, molto spesso assieme a Gold. Era ciò che aveva contribuito ad amplificare il loro legame: avevano la stessa valvola di sfogo.Col passare del tempo, ciò a cui Iron sottoponeva Silver aveva continuato ad aggravarsi, il suo odio verso di lei era diventato più intenso, finché non lo spinse ad arrivare a vere e proprie torture. Diversamente da Gold, cominciò ad essere pesantemente violento più avanti, ma non fu più clemente di lei. Quello che Silver provava verso di lui era inizialmente solo odio, ma si era lentamente trasformato in paura. Lui non riusciva a guardarla negli occhi senza provare disgusto, lei non riusciva a guardarlo negli occhi senza provare terrore.Suo cugino la considerava inferiore, si sentiva in diritto di maltrattarla esattamente come il resto della famiglia e lei sapeva che nessuno lo avrebbe fermato, sapeva che sarebbe diventato solamente uno dei suoi tanti aguzzini. Quella famiglia non aveva mai fatto altro che distruggerla fin da quando era nata. Silver sentiva che Iron sarebbe diventato proprio come Gold, era sempre stato come lei. Andavano troppo d’accordo, e si sono alleati contro di lei proprio come la bambina si aspettava.La pioggia colpiva aggressivamente il vetro dell’unica finestra presente in quella stanza buia. Era come se fosse anche lei un nemico, sembrava voler contribuire con il suo frastuono a coprire le grida della bambina. Dalle fessure di quella finestra penetrava un freddo insopportabile, esso sembrava intensificarsi ogni volta che la pelle scoperta di Silver toccava terra. Ogni volta che tentava di rialzarsi e respingere l’aggressore sopra di lei finiva sempre per essere sbattuta nuovamente sul freddo pavimento, e il suo corpo sussultava di nuovo per quella sensazione di gelo a cui non sembrava mai abituarsi.Le sue mani cercavano di afferrare ogni singola parte apparentemente vulnerabile del ragazzo, dal viso, ai capelli, al collo. Silver cercava di esternare un impeto di violenza che sembrava tenersi dentro da tanto, come se volesse sfogarlo tutto in quel momento. Eppure, ogni volta che sembrava sul punto di riuscire a reagire, di riuscire a ferirlo, il suo corpo si indeboliva di colpo. Quella forza che l’aveva spinta a tentare in ogni maniera di difendersi, scompariva non appena ne aveva realmente l’occasione, come se sapesse, in fondo, che ogni tentativo di respingerlo era vano. I suoi colpi erano troppo deboli. Si agitava e scalciava in ogni maniera potesse, mentre sentiva l’energia abbandonare lentamente il suo corpo. Pensava che intensificando il suo pianto e le sue grida qualcosa sarebbe cambiato, pensava che qualcuno sarebbe venuto a salvarla, per non crollare si illudeva dell’esistenza di quella possibilità nonostante sapesse benissimo che non sarebbe mai successo. Lei sarebbe rimasta lì, sola, abbandonata al suo aggressore, esattamente come le innumerevoli volte in cui quella scena si era già ripetuta. Ogni volta in cui il ragazzo la chiudeva là dentro, la speranza di essere salvata sembrava rinascere e morire subito dopo.Iron non sarebbe mai stato soddisfatto limitandosi a violentarla. No, lui voleva che soffrisse in ogni maniera possibile. Si impegnava per essere spietato ma lento, per prolungare quell’agonia all’infinito, mentre apriva squarci nella pelle della sua vittima con piccole lame reperite apposta per quel motivo, mentre stringeva la sua mano attorno al sottile collo di Silver che sembrava potersi spezzare da un momento all’altro, mentre si curava di lasciare lividi e profonde ferite su ogni singolo angolo del suo corpo.Sembrava che durante ogni sua azione volesse disporre di una violenza disumana ma allo stesso tempo di un controllo agghiacciante. Sbatté la testa della bambina sul pavimento, abbastanza forte da farla sanguinare ma, allo stesso tempo, non abbastanza forte da ucciderla. Infilzò con aggressività la lama dentro il suo braccio muovendola e scavando all’interno della sua carne, ma non abbastanza da farla dissanguare. Spinse sé stesso dentro di lei più ferocemente che potesse, con la stessa brutalità con cui Silver avrebbe voluto spingere un pugnale dentro il suo cuore. Non si sarebbe fermato prima di vedere il sangue colare da sotto il suo vestito a brandelli e solcare le sue fragili gambe che continuavano a scalciare. Non si sarebbe fermato prima di essere stato sicuro di averle inferto lesioni talmente gravi da non permetterle di stare in piedi.Quando Iron voleva attaccarla aspettava sempre il momento giusto, perché sapeva che un’aggressione di una tale intensità la avrebbe portata vicina alla morte. La bambina non avrebbe potuto sopportarne due di fila. Per questo attendeva che Silver fosse guarita del tutto prima di poterla assaltare di nuovo. Lei lo sapeva. Ogni volta che le sue ferite, che fossero state inflitte da Gold o da Iron, cominciavano a guarire, si nascondeva sotto le coperte e piangeva. Guarire significava subire nuovamente la stessa tortura, e non poteva fare altro che aspettare il suo destino senza reagire, sprofondando nella disperazione.<<Silver, ancora non riesci ad accettarlo? E’ ora che tu te ne faccia una ragione. E’ quello che ti meriti. Ma dovresti essere felice, sono ancora clemente nei tuoi confronti. Sai che quando saremo sposati non sarò più così benevolo con te, vero? Tutto questo ti succederà ogni singola notte, non sarò più disposto ad aspettare. E indovina, le tue urla disperate continueranno ad essere inutili! Una volta che sarai mia moglie, tu, insulsa bambinetta di basso rango, non avrai neanche il diritto di difenderti. Sarai di mia proprietà, la tua vita non conterà nulla per nessuno. Ah, ma forse è già così! Hahah!>>Silver cercava di coprire la voce del suo aggressore con le sue stesse urla. Non voleva sentirlo.Si spinse nuovamente dentro Silver, le sue grida di dolore sembravano renderlo solo più felice.<<Sai, l’unica cosa che mi dispiace è che dovrò cominciare ad andarci un po’ più piano…vedi, un’eccessiva violenza ripetuta ogni notte potrebbe ucciderti, non avresti il tempo di riprenderti. Ah, sei già malaticcia e debole, lo so. Ma il tuo corpo deve resistere abbastanza per potermi dare dei figli, lo sai, vero? Farai meglio a comportarti bene!>>Non appena udì quelle parole, la forza di Silver sembrò rilasciarsi tutta d’un colpo. Eppure, non era ancora abbastanza per permetterle di liberarsi. I suoi colpi verso Iron diventarono più aggressivi.<<NO! NO! NON VOGLIO! IO TI ODIO!>> L’ira mutò il colore dei suoi occhi ambrati. Passarono dall’avere tre diverse sfumature di giallo, all’assumere tre accese tonalità di rosso, giallo e arancione. Sembrava avere voglia di rialzarsi e combattere, sembrava aver improvvisamente accumulato la potenza necessaria per ribellarsi e terminare quell’incubo.Tuttavia, erano illusioni. Era tutto inutile.<<Sempre la solita ribelle. Lo so, non lo capisci. Chi mai potrebbe desiderare dei figli da te? Sei così inutile, così fastidiosa. Ma sono le regole. Ah, so benissimo che vorresti scappare. Peccato che, nonostante tu sia detestata da tutti, non ti sia concesso. Non possiamo rischiare che anche un solo membro, specialmente un’irresponsabile come te, si unisca a qualcuno che non è suo consanguineo, o che peggio ci generi dei figli assieme. Inoltre, come ben sai, il matrimonio con un piccolo e insignificante scarto come te mi assicurerebbe il completo controllo su tutto. Su di te, sui nostri bambini, su ogni decisione. Dubito che tu possa donarmi dei figli che amerò, da te non potrebbe venir fuori nulla di buono. Ma chissà, mai dire mai. Se andasse tutto bene, potrebbero persino diventare di rango superiore al tuo. Non avrei nemmeno bisogno di farli combattere e di metterli uno contro l’altro per stabilire chi è superiore e chi è inferiore. Oh, cosa c’è? Ti ricorda qualcosa questa storia?>> Iron rise rumorosamente, ammirando Silver che piangeva così tanto da sentirsi soffocare dai suoi singhiozzi. Il ragazzo sembrava voler continuare a parlare all’infinito, per intensificare la tortura che stava già attuando. Lo faceva apposta, per non darle un attimo di tregua da quell’incubo. Non meritava di avere tregua.Silver non poteva sopportare l’idea di dover vivere per sempre con lui, di essere forzata a condurre un’esistenza che non avrebbe mai desiderato, ad avere dei figli, a ripetere ogni giorno quel trauma che stava vivendo in quel momento, fino a che per lei non sarebbe diventato tutto normale. Non voleva rassegnarsi, lasciare che la sua mente smettesse di opporsi a quei pensieri che considerava assurdi e sbagliati. Non voleva che il suo cuore cominciasse ad accettarlo. Ma allo stesso tempo, era esausta. Stanca di combattere contro quella vita infernale.Voleva solo raccogliere le sue ultime forze per fuggire, eppure non riusciva a fare a meno di sprecarle tutte per quel pianto impossibile da fermare. Avrebbe voluto sfogarsi con la violenza, afferrare Iron e affondare le sue unghie sotto la sua pelle, graffiarlo sempre più in profondità, fino a sbranarlo a mani nude come fosse un animale inferocito. Voleva sentire il sangue del ragazzo sopra di sé, voleva che quello del nemico lavasse via il suo colato dalle ferite inferte a lei, che macchiasse il suo lungo vestito grigio ormai a pezzi. Voleva che il corpo di Iron si riducesse a un’irriconoscibile massa di carne e sangue, a un cadavere senza identità, straziato dalle sue mani assassine. Ma non poteva. Era impossibile attaccarlo, era impossibile fuggire. L’unica cosa che poteva fare era sfogare il suo dolore piangendo. Impiegando tutte le sue forze in quel pianto che la lacerava lentamente. L’unica persona su cui Silver poteva sfogarsi, l’unica persona con cui poteva prendersela, l’unica persona su cui esercitare violenza, era sé stessa. Stava combattendo contro sé stessa.Irritato dal suo silenzio, Iron prese un lembo ancora intatto del suo vestito e lo strappò con forza, come se l’umiliazione a cui la stava sottoponendo non fosse mai abbastanza e dovesse essere prolungata. Le afferrò brutalmente i capelli insanguinati facendo piegare il suo collo all’indietro, come a spezzarlo.<<Non mi rispondi, eh? Codarda. Conosci tu stessa la verità. Tutti quanti amano tua sorella così tanto, tutti quanti amano me, e per te non c’è nessuno. Dev’essere doloroso vedere la tua intera famiglia dare affetto i tuoi aguzzini e odiare te. Non posso dire di capirti, non ho idea di cosa significhi essere inferiore. Ma posso dire che stai soffrendo. E, sai, mi piace da morire. Te lo meriti. E’ quello che ti sei sempre meritata!>>Silver non riusciva neanche ad elaborare una risposta, non riusciva ormai neanche a capire cosa Iron le stesse dicendo. La sua mente si stava annebbiando per la disperazione, scatenata più dalle parole e dai pensieri che dalle profonde ferite.<<Hai mai provato cosa significa avere qualcuno al tuo fianco che ti ama? Qualcuno disposto a dare la vita per te? Degli amici su cui contare in momenti di felicità e di tristezza? Ma certo che no. Resterai per sempre una miserabile. Nessuno potrebbe mai volerti proteggere, desiderarti, innamorarsi di te, provare sincero affetto nei tuoi confronti, esserti amico senza secondi fini. Sei sgradevole, disobbediente, stupida, debole, orrenda, da ogni punto di vista, fisicamente ed emotivamente. Sei l’essere più disgustoso che abbia mai incontrato. Non ti stupire se a nessuno interessa di salvarti ogni volta che ti aggredisco. Tutti quanti sentono le tue urla eppure a nessuno importa nulla! Fanno finta di non sentire! Tua madre, tuo padre, tutti quanti! Anzi, magari qualcuno se ne sta persino compiacendo! E’ divertente umiliare e ridurre a mero oggetto qualcuno come te, sono certo di non essere l’unico che lo pensa!>>Gold rise. Aveva ascoltato tutto da fuori, e sapeva che Iron stava parlando proprio di lei. Concordava, era divertente trattare Silver come una bambolina da rompere.<<Basta…non ce la faccio più…ti prego…smettila…>> Le forze la stavano abbandonando. Quelle parole facevano male più dei suoi colpi. Sapeva che era tutto vero e questo la tormentava. Sapeva che nessuno l’avrebbe mai amata, sapeva che tutti avrebbero preferito sua sorella a lei, sapeva che nessuno l’avrebbe mai aiutata ad uscire dal quell’inferno, sapeva che era un incubo senza risveglio.Smise di lottare, era stanca, riusciva a muoversi a malapena. Ormai lasciava solamente che Iron finisse quello che aveva cominciato, costantemente con la stessa violenza.Il suo sangue scorreva ancora più velocemente e non sembrava voler smettere. Ogni parte del suo corpo era una fonte inesauribile di liquido scarlatto, dalle ferite sulla sua testa a quelle sue braccia, da quelle sull’addome a quelle provenienti da sotto la gonna. Anche le sue labbra erano spaccate, poteva sentire il sapore ferroso del sangue in bocca. Era ormai troppo abituata a sentirlo, era l’unica parte di tutta quella tortura che sembrava quasi non darle più fastidio. Silver fissava il rosso che la ricopriva senza fiatare, il suo sguardo era senza vita. Avrebbe voluto lasciarsi annegare in quel lago di sangue.<<Sei così patetica. Non riesci ad accettare la realtà, non vuoi obbedire, non vuoi essere come dovresti. Ti aspetti che qualcuno ti ami per quello che sei? Stupida. Dovresti prendere esempio da tua sorella. E’ così forte e coraggiosa, così perfetta. E’ anche bellissima, sai? Niente a che vedere con te, haha! Da una parte vorrei sposare lei! Ma sappiamo tutti che un matrimonio tra due membri d’alto rango porta l’obbligo di mettere i loro figli su un piano diverso, dover decidere chi tra i loro bambini è superiore e chi è inferiore, dover affrontare assieme questioni importanti. Ho un grande rispetto verso di lei e non ti nascondo che la tratterei con ogni riguardo e con amore, ma pensandoci a me verrebbe tutto molto più semplice se mi prendessi la sorellina sfortunata. Ammetto che un po’ mi dispiace che lei stessa abbia scelto Brass. A differenza di quelli di basso rango come te, del resto, quelli di alto rango possono decidere da sé il loro futuro compagno. Beh, significa che me la terrò come amica, almeno in cambio avrò te come servetta. Pazienza, mi accontenterò!>>Gold, ancora appoggiata fuori alla porta, arrossì. Sapeva di piacere ad Iron ma lei non provava alcun tipo di attrazione verso di lui, gli voleva bene come fosse suo fratello. Le sue affermazioni la misero leggermente a disagio, le portarono in mente ricordi spiacevoli. Ricordi riguardanti il segreto che nascondeva a tutti: il suo amore per la sorella di Iron, Steel. Il motivo per cui aveva scelto Brass era semplicemente il dovere di scegliere un ragazzo con cui sposarsi, la sua famiglia non avrebbe tollerato il matrimonio con un’altra ragazza. Pur essendo rispettata e piena di attenzioni, sarebbe stata obbligata a stare con qualcuno a cui voleva bene ma di cui non era per niente innamorata. Il suo desiderio di prendere in sposa la sua amata non si sarebbe mai potuto realizzare. Entrambe avrebbero dovuto continuare a nascondersi per sempre, a fare finta di essere solo due cugine molto legate fra loro e niente di più.Cercò di scacciare quei pensieri per concentrarsi sulla tortura di Silver. Non aveva voglia di ricominciare a sentirsi abbattuta, non in quel momento. Sua sorella era quella che si meritava di soffrire, non lei. Continuava a ripeterselo all’infinito, mentre tentava di ascoltare ciò che succedeva dietro la porta.Le parole di Iron erano come chiodi infilzati nel cuore di Silver, ognuna di loro faceva sempre più male. Tutti quanti i suoi pensieri più dolorosi si stavano sovrapponendo: la superiorità di sua sorella, il destino infelice con suo cugino, la crudeltà dei suoi genitori, la sua eterna solitudine. Tutto ciò che più la spaventava stava tornando a tormentarla di nuovo, senza lasciarle un attimo di tregua. Piangeva senza fermarsi, sembrava quasi sul punto di soffocare. Iron stesso si stancò di “sopportarla”. Avrebbe quasi voluto lasciarla andare per non dover più assistere ai suoi lamenti patetici e fastidiosi, ma decise di non uscire da quella stanza fino a che non avesse finito ciò che aveva iniziato.Continuò a torturarla in questo modo per almeno un'altra ora, mentre Silver, ormai totalmente inerme, non opponeva più resistenza. Era troppo stanca persino per urlare. Aveva perso ogni speranza, di nuovo. Nessuno sarebbe arrivato ad aiutarla. Illudersi non aveva senso.Quando finalmente il ragazzo ne ebbe abbastanza si rialzò improvvisamente, dandole un’ultima e violenta spinta contro il pavimento, abbandonandola dentro una pozza di sangue. Lei non reagì in alcun modo e rimase solo in silenzio, come fosse morta. Iron rise, guardandola con disprezzo.<<Mi chiedo se riuscirai ad alzarti da lì, ti ho veramente distrutta. Ah, se ti vedesse Gold sarebbe contenta, e i tuoi genitori si complimenterebbero per ciò che ho fatto! Però devo ammettere che quando sei al limite cominci a non essere più divertente, stai semplicemente lì senza neanche tentare di difenderti. So che non lo fai perché ti sei rassegnata accettando il tuo destino, ma solo perché quelle poche forze che avevi in corpo ti hanno abbandonata. Arriverà il giorno in cui ti arrenderai sul serio e lascerai che io faccia di te ciò che voglio. Oh, sta sicura, arriverà.>>Silver si sollevò appena, tentando di non amplificare il dolore proveniente da ogni parte del suo corpo. Lo guardò negli occhi e ricominciò a piangere, questa volta silenziosamente. Subito dopo volse lo sguardo altrove, non riusciva a sopportarlo.Iron sorrise, come se avesse appena concluso una normalissima conversazione. Come sempre, aveva avuto la meglio. Sarebbe stato così fino alla fine dei loro giorni.Il rumore assordante di un tuono risuonò nelle orecchie di Silver, seguito dalla luce di un fulmine caduto proprio vicino alla loro casa. Tutto sembrava esserle avverso, persino il temporale. Non fece altro che accrescere la sua paura.<<Sarebbe meglio se la tua definitiva rassegnazione arrivasse presto, sai benissimo che tutto si ripeterà non appena sarai guarita, vero?>>Silver continuava a non aprire bocca. Lo sapeva, tutto si sarebbe ripetuto. Avrebbe quasi voluto che le sue ferite fossero inguaribili. Avrebbe voluto morire.<<Ah, ma che me ne importa? Forse se riuscirai ad aggrapparti ad un’inesistente speranza, il tuo dolore crescerà ulteriormente finché non sarai più in grado di sopportarlo. Spero tanto di avere ragione!>>Il suono dei passi di Iron sembrava avvicinarsi sempre più alla porta, Gold capì che stava per uscire. Si nascose dietro una delle enormi tende che oscuravano una serie di finestre, poste lungo la parete del corridoio. Non poteva essere vista nel buio.Iron sussurrò “buonanotte” alla sua vittima, prima di uscire e richiudere la porta dietro di sé. Si avviò nella sua stanza come se niente fosse camminando nei tenebrosi corridoi, soddisfatto come se avesse raggiunto un traguardo di cui andare orgogliosi, noncurante del sangue di Silver che macchiava i suoi vestiti. Non temeva alcuna ripercussione. Nessuno si sarebbe fatto alcuna domanda, perché tutti sapevano e tutti erano d’accordo con ciò che aveva fatto.Nonostante le innumerevoli volte in cui era già successo, Silver non riusciva a credere a ciò che aveva visto. Ogni volta che Iron la aggrediva era come se fosse la prima. Si rannicchiò su sé stessa, rimanendo come immobilizzata e impregnandosi ancora di più del suo stesso sangue che non aveva smesso di scorrere, abbracciando il suo corpo e cercando di convincersi che nulla era vero, che stava solo sognando. Chiuse gli occhi come se volesse addormentarsi, per cercare di sentirsi al sicuro dentro l’oscurità di quella stanza, come se il buio avesse potuto nasconderla e proteggerla, ma il dolore era troppo forte persino per consentirle di stare ferma. Qualsiasi posizione faceva male, qualsiasi parte del suo corpo sembrava sul punto di andare in frantumi come fosse fatta di vetro. L’unica cosa che le causava più sofferenza delle tremende ferite, era lo sconforto dentro di sé. La voce di Iron continuava a risuonarle in testa, udiva le sue parole, si ripetevano all’infinito. Vedeva il suo volto ovunque, aveva paura che potesse riapparire da un momento all’altro.Sentiva il freddo provenire dalla finestra, la pioggia si era intensificata e i tuoni incessanti la spaventavano. Cercò di coprirsi le orecchie, pensava di essere ancora in pericolo. Anche quando Iron era ormai uscito, nulla sembrava migliorare. Il terrore dentro Silver era indelebile, non dipendeva dalla presenza dei suoi aggressori. Sarebbe rimasto per sempre, in ogni momento.Voleva solo cercare di dimenticare ciò che stava succedendo, fingere di trovarsi in un luogo sicuro, lontano da Iron. I brividi lungo la sua schiena causati dal gelo, le portarono in mente l’unica cosa che la consolava: il fuoco.Silver amava guardare il fuoco. Quella sensazione di affetto e protezione che lei non riusciva a ricevere da altri esseri umani, la riceveva dalle fiamme. E solo dalle fiamme riceveva una sensazione di potenza e invincibilità che lei non avrebbe mai potuto avere. Voleva essere forte, resistente, impetuosa come un incendio. Distruggere ogni cosa con cui venisse a contatto, ogni persona che l’aveva ferita. Ma nel suo cuore c’erano sentimenti contrastanti: voleva distruggere tutti, e allo stesso tempo voleva essere amata per ciò che era veramente, senza imposizioni e senza essere obbligata a cambiare sé stessa. Voleva essere trattata come una persona e non come un oggetto. Voleva che i suoi genitori e sua sorella desiderassero il suo affetto, che la sua presenza fosse per loro piacevole e confortante.Non riusciva a consolarsi e a darsi forza se non pensando al fuoco. Cercava di far collegare ogni pensiero negativo a quello, così da fabbricarsi dell’inutile e temporaneo ottimismo. Si focalizzava sui suoi sogni felici, attraverso cui Silver si illudeva di potersi liberare da quella debolezza che la attanagliava e da quell’incubo. Fantasticava sull’incontrare qualcuno che avrebbe potuto farla sentire amata proprio come faceva il fuoco. Pensava che le fiamme fossero “le sue amiche”. Desiderava scappare, rifugiarsi in un luogo isolato e nascosto che la facesse sentire calma, e accendere una fiamma su cui concentrare il suo sguardo, per smettere di vedere Iron davanti a sé. Non riusciva a cancellarlo dai suoi occhi, come se fosse impresso nella sua mente.Tuttavia, il suo corpo non voleva aiutarla a fuggire. Tentò di rialzarsi ma ricadde in terra immediatamente, non aveva abbastanza energie. Fu costretta a strisciare, concentrando tutta la sua forza nelle sue braccia perché le sue gambe erano come immobilizzate dal dolore. Cercava di fare movimenti minimi, poco bruschi, lenti, eppure faceva male anche solo respirare. Con enormi sforzi si condusse verso l’uscita, illudendosi di essere sul punto di riacquistare un minimo di libertà, scappando in un angolo della casa in cui rassicurarsi, ed ebbe un minimo di speranza. Lasciava una scia di sangue dietro di sé mentre strisciava per terra.Arrivata finalmente davanti alla porta si arrampicò su di essa, quasi appendendosi alla maniglia per poterla sbloccare. Si sentiva come un animaletto indifeso che tenta di uscire dalla sua gabbia. Non le sembrava reale. Non appena sentì il rumore della porta che si spalancava cigolando, tirò un sospiro di sollievo. Almeno sarebbe riuscita a scappare fuori da quella stanza infernale, a respirare dell’aria non contaminata dall’odore del suo sangue. Pensava al fuoco, pensava a ciò che le dava speranza, e con queste illusioni in mente accennò a un sorriso mentre continuava a strisciare verso il corridoio. Guardò davanti a sé, ma ciò che si trovò davanti non furono il vuoto e l’isolamento a cui ambiva.<<Hai deciso di andare a dormire tardi, sorellina?>>Quella voce la fece rabbrividire. Il suo corpo debole si immobilizzò, questa volta del tutto. Il suo respiro si fece affannato. Si sentì come se fosse nuovamente rinchiusa in quella stanza, come se i suoi sforzi fossero stati vani. Tutto ciò a cui Iron l’aveva sottoposta tornò indietro di colpo, ogni ricordo le riapparì in testa violentemente e nel suo cuore non ci fu immediatamente spazio per nulla se non per la disperazione. Quella voce troppo familiare annientò nella sua mente ogni immagine positiva capace di scaldare il cuore di Silver. La presenza di Gold fu come acqua gelida, riuscì ad estinguere il debole fuoco che si era appena acceso nei suoi pensieri. Sua sorella era avvolta dall’oscurità, ma Silver riconosceva benissimo quella sagoma che si riusciva a intravedere appena.Non riuscì a resistere. Era già distrutta, non poteva combattere, non poteva nemmeno sopportare quella voce. Pianse e urlò con tutta la voce che aveva in gola, si rannicchiò su sé stessa, appoggiando il viso sul pavimento pieno del suo sangue, come se nascondere i suoi occhi dalla vista di Gold riuscisse a farla scomparire. Lei sapeva perché era lì. Gold era sempre lì per farla stare male, che fosse con le parole o con la violenza, lei era sempre lì per torturarla.<<Che c’è, Silver? Non ho fatto nulla.>>Era fredda, parlava normalmente, come se non conoscesse il motivo della paura di Silver verso di lei. Lo faceva apposta. Sapeva leggere i suoi occhi, conosceva ogni suo singolo pensiero, ogni sua paura, sapeva come annientare Silver in ogni maniera, sapeva come colpire ogni suo punto debole.Si chinò e le accarezzò la testa con disgustosa e falsa dolcezza, si formò sul suo viso un sorriso malizioso. La sorella minore si sollevò appena, gli occhi argentati di Gold incontrarono quelli dorati di Silver. La bambina non riusciva a sostenere quel contatto visivo, la intimidiva, la rendeva ancora più vulnerabile. Si coprì gli occhi con le mani, sentendosi immediatamente umiliata dal suo stesso gesto. Gold lo prese come un segnò di sottomissione e rise. Riusciva a manovrarla in qualsiasi modo volesse, con le parole o con la pura violenza, anche quelle volte in cui Silver raccoglieva abbastanza coraggio da ribellarsi. E quando era completamente distrutta, senza forze e piena di paura, incapace di opporsi a lei, Gold infieriva ancora di più. Non aveva alcuna pietà. Le interessava solo farla soffrire, si divertiva a farlo.<<Sai, ho sentito tutto ciò che Iron ti ha fatto. E’ stato davvero bravo, haha. Oh, guarda. Sembra che mamma e papà stiano per arrivare per trattarti peggio.>>Gold corse a nascondersi dietro una lunga tenda, coperta dal buio.Silver sussultò confusa e sorpresa. Non riusciva a credere che Gold fosse stata tutto il tempo lì ad ascoltare. Era stupita, ma allo stesso tempo sapeva che era completamente normale che a sua sorella non importasse di lei. Aveva assistito a tutto senza muovere un dito, si era presa gioco della sua speranza di essere salvata. Era stata vicina fin dall’inizio, avrebbe potuto aiutarla, e invece aveva preferito rimanere ad essere la spettatrice di quella terribile tortura. Silver non si aspettava nessuna buona azione da parte di Gold, ma nonostante la conoscesse benissimo, si sentiva comunque sconvolta dalla sua attitudine disumana nei suoi confronti. Non credeva che potesse arrivare a tanto, a qualcosa di così crudele.Presto i suoi pensieri si rivolsero alle ultime parole pronunciate dalla sorella, e ai suoi genitori. Aspettava con ansia di vederli emergere dai bui corridoi, mentre rimaneva lì ferma, per terra. Rivolgeva con preoccupazione lo sguardo verso ogni angolo per paura di essere colta di sorpresa dalla loro presenza, per individuarli prima che loro si avvicinassero. Aveva paura di ciò che avrebbero potuto farle, anche loro si comportavano esattamente come Gold. Ma allo stesso tempo, nuovamente, si riaccese la speranza. Che avessero sentito le sue urla? Che fossero lì per punire Iron? Per aiutarla e consolarla?Non riusciva mai a lasciar andare il suo desiderio di essere amata da loro, e questo la portava a fabbricarsi inutili aspettative, nonostante si ricordasse benissimo del trattamento che le avevano sempre riservato. Ogni giorno sperava di poterli guardare negli occhi e vedere persone diverse, persone che avrebbero potuto trattarla come una figlia.<<C’era da aspettarselo. Eri tu che facevi tutto quel trambusto.>><<Mamma…!>><<Come al solito. E’ sempre così problematica, Ivory.>><<Sì, Copper. Sembra che non ne abbia abbastanza di essere punita.>>Silver tremò nel vedere le loro figure. Era chiaro, non erano lì per aiutarla.Non le tesero la mano come sperava. Non la abbracciarono. Non tentarono di consolarla. La lasciarono in mezzo al suo sangue, guardandola con disgusto. Sapevano perfettamente cosa fosse successo, ma non avevano alcuna intenzione di prendersela con il vero colpevole. Non interessava loro cosa stesse provando Silver, nonostante fosse sofferente sotto i loro occhi. Per loro era un semplice oggetto inanimato da rimettere al suo posto.<<Quelle urla ci hanno disturbati, sai?>> Ivory sussurrò con voce fredda e distaccata, come se stesse parlando a un’estranea.Il cuore della bambina ricominciò a sanguinare più delle sue stesse ferite. Adesso ne aveva la conferma. L’avevano sentita, si erano accorti di ciò che succedeva. Eppure l’avevano ignorata, per poi avvicinarsi a lei con il solo scopo di addossarle la colpa per il fastidio che avevano recato le sue richieste d’aiuto e la sua speranza che qualcuno venisse a strapparla dalle grinfie di Iron.Silver si mosse solo di qualche centimetro, strisciando, mossa dalla disperazione che ormai non le consentiva più di pensare razionalmente alle sue azioni. Si aggrappò ad un lembo del lungo vestito di Ivory, sollevandosi leggermente con la poca forza che le era rimasta, e la guardò negli occhi. Non disse nulla per paura, le sue lacrime parlavano da sole. Avrebbe voluto che sua madre la stringesse fra le sue braccia, che curasse le sue ferite, che la proteggesse. Avrebbe voluto che giocasse con lei e la consolasse in qualsiasi possibile maniera, che le facesse dimenticare quell’incubo, come tutte le madri che sussurrano con dolcezza alle orecchie dei figli per farli sentire protetti dai mostri annidati nel buio delle loro stanze durante la notte. Avrebbe voluto che sua madre la trattasse come trattava Gold.In risposta non ricevette un sorriso o una voce rassicurante, ma solo lo sguardo apatico e ghiacciato che Ivory riservava a chiunque non fosse sua figlia Gold. L’unica figlia che considerasse come tale.<<…non osare toccarmi.>>Per niente sorpresa da quella risposta, Silver sospirò, iniziando a piangere in modo ancora più violento e disperato. Non riusciva a trattenersi, anche se sapeva che questo l’avrebbe messa solo più nei guai. Erano lì per far cessare le sue lacrime, d’altronde.<<Hai capito quello che ti abbiamo detto, lurida mocciosa?! Devi stare zitta!>> Copper si chinò e la afferrò per il colletto, spingendola lontano da sua moglie con violenza.Questo non fermò i lamenti della bambina, che si rannicchiò su sé stessa coprendo i suoi occhi, come a voler negare che ciò che stava succedendo fosse vero. Avrebbe voluto non vedere più nessuno di loro una volta spostate le mani dai suoi occhi, come se tutto si fosse originato dalla sua immaginazione.<<Spero che questo trambusto non abbia disturbato Gold…>> Copper sembrava preoccupato.La loro figlia era rannicchiata per terra e immersa nel sangue, ma il loro pensiero andava sempre e solo a sua sorella. Era lei l’unica che importava davvero, era lei quella che non doveva avere il minimo problema. Gold, nascosta, sorrise silenziosamente, felice della preoccupazione dei genitori verso di lei. Silver si sentì solamente ancora più dilaniata nel sentire quel nome pronunciato con una tale apprensione e dolcezza. Si sentiva agonizzante, come se stesse ancora subendo le torture di Iron.Anche mentre lei era sul punto di perdere le forze, l’unica importante era Gold, soltanto lei. L’amore che loro manifestavano verso Gold le suscitava tristezza, ma anche invidia. Un’enorme invidia che avrebbe voluto sfogare con la violenza. Voleva essere amata dai suoi genitori, voleva affetto da sua sorella, ma allo stesso tempo, voleva vendicarsi e gettarli nella sofferenza più profonda. Era tormentata da emozioni diverse e contrastanti che non riusciva ad eliminare.Sentire il suo nome fece nascere in Ivory un’intensa rabbia. Si chinò, fissando con ribrezzo Silver.<<Sarà meglio per te che sia ancora tranquilla nella sua stanza, piccola schifosa.>>Era inconcepibile che qualcuno recasse anche solo il minimo danno a Gold, anche quello più stupido. Il suo desiderio di proteggerla rasentava i limiti dell’assurdo, era come un’ossessione. Ivory era la persona che meglio riusciva a comprendere i sentimenti di Gold e da cui ella correva sempre, nutrivano un profondo rispetto e un profondo amore l’una per l’altra. Si capivano all’istante, come fossero collegate.<<Vado a controllarla io, Ivory. Non preoccuparti. Va a dormire.>> Copper si avviò verso la stanza di Gold, ma non prima di aver lanciato una minacciosa occhiata alla figlia, per farle capire in quali guai sarebbe stata se il suo chiasso avesse disturbato la sorella.La donna rivolse un dolce sguardo al marito, seguito da uno sprezzante verso la figlia. Il solo pensiero che Gold stesse bene riusciva a calmarla. Ritornò nella sua stanza camminando lentamente.Silver rimase accovacciata su sé stessa, il dolore era troppo. Cercava solo un attimo di riposo da quel vortice di eventi che non le aveva dato un attimo di tregua. Si chiedeva cosa fosse successo se suo padre fosse tornato a fargliela pagare, sapeva che non avrebbe potuto sopportare un’ulteriore tortura dopo quella di Iron.Era terrorizzata dal pensiero di ciò a cui avrebbe potuto sottoporla Copper, ma una parte di lei sperava che egli ritornasse con l’intenzione di porre fine alla sua vita. Voleva che si infuriasse a tal punto da ucciderla. Sarebbe stato tutto molto più facile. Avrebbe smesso di soffrire e senza di lei tutti sarebbero stati felici. Avrebbero vinto tutti.Lanciò un occhiata verso la tenda dietro la quale si era nascosta Gold. Si chiedeva se la sua vista stesse cominciando ad annebbiarsi, non riusciva più a scrutare la sua figura.Gold, senza farsi sentire né vedere da nessuno, era tornata nella sua stanza prima che potesse entrasse Copper. Sapeva che avrebbe potuto avere l’occasione di far massacrare Silver nuovamente dal loro padre, ma non sopportava l’idea di far preoccupare i suoi genitori. Decise quindi di farsi trovare addormentata nel suo letto.Regolava il suo respiro perché non si notasse che fosse sveglia, si coprì del tutto fin sopra gli occhi raggomitolandosi, così che Copper non si accorgesse del minimo movimento che avrebbe potuto involontariamente fare. Il padre entrò nella stanza silenziosamente, entrando nel buio fitto della stanza della bambina.Le accarezzò dolcemente i capelli, stando attento a non svegliarla, sorridendo e per un attimo dimenticando il suo infinito odio verso quel rifiuto che era costretto a chiamare “figlia minore”. Non intendeva restare lì per troppo, il minimo rumore avrebbe potuto svegliare la bambina. Uscì dopo averle dato un bacio sulla fronte quasi del tutto nascosta dalle coperte.Gold rimase immobile, sorridendo, felice per le attenzioni che riceveva. Strinse uno dei suoi orsacchiotti, pensava a come sarebbe stato il giorno dopo, a cosa sarebbe successo non appena fosse sorto il sole, nonostante conoscesse la risposta. Sarebbe stato un altro giorno di felicità per lei, e torture per sua sorella. Un altro giorno perfetto.Silver aspettò rannicchiata nel corridoio. Si guardava intorno continuamente, suo padre sembrava non essere nelle vicinanze. Aveva paura potesse venire fuori da un momento all’altro. Quando finalmente sentì il rumore di una porta che si apriva, e le voci dei suoi genitori, realizzò che era tornato nella stanza dove Ivory lo aspettava.Quella fu la sua unica piccola consolazione. Il pensiero del fuoco, l’unico che le donava un po’ di serenità, era svanito. Ogni speranza si era dissolta. Ma almeno poteva realizzare che forse, finalmente, quella lunga notte era giunta al termine.Voleva solo trovare un luogo dove rifugiarsi per non farsi più scovare da nessuno. Si trascinò verso la sua stanza, continuando a lasciare una scia di sangue dietro di sé. Non tentò nemmeno di rialzarsi, decise solo di strisciare per impiegare meno energie possibile. Per raggiungerla dovette passare davanti alla porta della camera dei suoi genitori. La sua mente era ormai annebbiata, non ragionava più razionalmente. Era così disperata e sfinita che agì completamente d’istinto. Desiderava che venissero ad aiutarla. Si aggrappò alla porta, cominciò a graffiarla finché le sue unghie non si spezzarono e cominciarono a sanguinare. Credeva di essere impazzita. Non riusciva a fermarsi. Ancora una volta, sfogò la sua tristezza facendosi del male.<<Mamma! Mamma!>>Piangeva per paura di essere ignorata. La freddezza e l’assenza di empatia nei suoi confronti la spaventavano più della stessa violenza.Ivory non mosse un dito. Sapeva quanto le stesse facendo male essere ignorata dalla persona da cui più desiderava ricevere amore. L’avrebbe danneggiata più privandola della minima attenzione che con qualsiasi rimprovero. Non le importava di quanto stesse strillando e di quanto fosse fastidiosa, sapeva che in quel momento la stava torturando e ne era compiaciuta. La odiava, ma la conosceva bene quello che sentiva nel profondo.Copper sussurrò ad Ivory di uscire per farla smettere di piangere con la violenza, ma lei lo fermò. <<Si stancherà da sola, Copper. Lascia che soffra.>>Silver si inginocchiò, le sue mani stanche non riuscirono più a sostenere quello sforzo, lasciarono la porta imbrattata di sangue mentre cominciavano a fermare i loro movimenti. Continuò a chiamare sua madre ripetutamente, cercando un minimo di compassione, finché la gola non cominciò a farle male come fosse lacerata. Assieme alle sue forze si stava esaurendo anche la sua voce.Decise di ritornare al suo obiettivo iniziale. Guardò per l’ultima volta la porta insanguinata, fissarla le riportava in mente di quanto la sua sofferenza non importasse a nessuno. Era solo un rifiuto. Con le ultime forze che le rimasero, raggiunse la sua stanza. Per riuscire ad aprire la porta dovette un’altra volta aggrapparsi alla maniglia, incapace di reggersi sulle gambe. Le ferite sembravano provocare un dolore più intenso, per tutta l’energia che aveva sprecato inutilmente.Quando finalmente la raggiunse e la porta si aprì, la ragazzina, completamente appoggiata ad essa per sostenersi, quasi non cadde in avanti. Quando finalmente fu dentro si gettò in terra, limitandosi a spingere debolmente la porta per richiuderla.Si sentiva minacciata persino nella sua cameretta, nonostante la facesse di solito sentire al sicuro. Quello non era ciò che si aspettava. Pensava che entrando sarebbe stata meglio, invece quella sensazione orribile non riusciva ad abbandonarla. Si sentì delusa, tradita, non capiva chiaramente nemmeno da cosa. Era stato inutile persino tentare di arrivare in quel falso luogo pacifico.Si stese sopra le coperte cercando di abbracciare qualsiasi cosa fosse morbido, finì per circondarsi di cuscini come se le facessero compagnia. Desiderava alleviare il dolore o semplicemente dimenticarlo addormentandosi, ma per qualche motivo si sentiva vulnerabile. Il suo corpo minuto si limitò ad infilarsi sotto il letto, come se volesse utilizzare quel buio terrificante a suo favore per nascondersi. Lentamente, mentre Silver rallentava il suo respiro, l’oscurità stava cominciando a tranquillizzarla. Per la prima volta contribuiva a farla sentire intoccabile da ogni pericolo esterno, come se la proteggesse. La tristezza di quel buio pesto sembrava dolcemente accompagnare quella all’interno del suo cuore. Credeva che la luce, con la sua bellissima apparenza e con l’allegria che portava, si prendesse gioco della sua disperazione. Il buio, invece, riusciva a capire quanto fosse nera e profonda la sua angoscia. La sua mente ripeteva all’infinito questi deliri, mentre il dolore persisteva. L’unica cosa che poteva fare era ignorarlo, addormentarsi, e tentare di prepararsi a un’altra giornata di inferno.Strinse uno dei suoi orsacchiotti, cercando il conforto che nessuno le aveva donato. Ma esso fu presto grondante del sangue della bambina.
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