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Kronosaurus82

Matteo Bacchin
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For an english translation, check out below the dotted line! :)

Ok, un journal veloce dal doppio scopo. Primo: far sapere a quelli che ancora bazzicano qua attorno che sì, sono vivo. Non ho abbandonato DA, non ho abbandonato il disegno, non ho abbandonato niente. È il tempo di fare le cose – tipo postare i disegni – che ha abbandonato me! :D
Secondo, vorrei spendere due parole due sul film in uscita Alita: Battle Angel, tratto dal manga omonimo (in occidente) di Yukito Kishiro. Il discorso che vorrei fare è più o meno lo stesso che feci due anni fa (mammamia) su Ghost In The Shell, quindi nel caso qualcuno si sia perso quel journal, leggete qui:  Ghost in the ShellFor an english translation, check out below the dotted line! :) (Smile)
Il ventunesimo secolo non era ancora iniziato quando vidi la luce, stile Jake Blues. Il mio piccolo mondo cambiò, e decisi che avrei dedicato la mia vita all’invenzione di mondi ed alla narrazione di questi mondi. La luce che vidi era fatta di due cose: la serie TV Neon Genesis Evangelion (che iniziava allora la sua pubblicazione in italiano) ed il film Ghost in the Shell. 
L’opera di Mamoru Oshii del 1995 è straordinariamente potente. Dal punto di vista visivo si tratta di una pietra miliare del cyberpunk: figlia di Blade Runner, ne evolse l’ambientazione e creò un’estetica cinematografica che avrebbe rivoluzionato il cinema occidentale, una volta che le sorelle Wachowsky ne ebbero… diciamo “importato” lo stile, quattro anni dopo.
Ghost in the Shell di Oshii si inte

Alita è uno dei miei manga preferiti (probabilmente quasi quanto Akira), sotto ogni aspetto, quindi – esattamente come accadde con Ghost in The Shell – non ho il minimo interesse a vederlo interpretato da Hollywood, soprattutto sapendo chi è che ha prodotto e scritto il film (se mi conoscete da tempo, saprete che non stimo il cinema di Cameron).
Mi è bastato guardare i trailer per chiedermi "mapperché?" di fronte al modo in cui è stata resa la protagonista, ma non è nemmeno quello il motivo principale per cui non guarderò il film tratto da Alita. Di nuovo, fate riferimento al journal su Ghost in The Shell e dovreste capire ogni cosa.
Qui il Kronosauro, passo e chiudo.

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Ok, a very quick double purpose Journal. Firstly: I wanna let know the ones still around here that YES, I'm still alive. I didn't quit DA, I didn't quit drawing, I didn't quit a single thing. It's actually the time to do things – such as post deviations – the one who quit me! :D
Secondly, I'd like to spend a couple words about the movie Alita: Battle Angel, from the Yukito Kishiro's manga of the same name (in the west). What I'd like to say is more or less the very same I already said two years ago (yikes!) about Ghost in The Shell; so, if someone didn't read that Journal, here it is:
Ghost in the ShellFor an english translation, check out below the dotted line! :) (Smile)
Il ventunesimo secolo non era ancora iniziato quando vidi la luce, stile Jake Blues. Il mio piccolo mondo cambiò, e decisi che avrei dedicato la mia vita all’invenzione di mondi ed alla narrazione di questi mondi. La luce che vidi era fatta di due cose: la serie TV Neon Genesis Evangelion (che iniziava allora la sua pubblicazione in italiano) ed il film Ghost in the Shell. 
L’opera di Mamoru Oshii del 1995 è straordinariamente potente. Dal punto di vista visivo si tratta di una pietra miliare del cyberpunk: figlia di Blade Runner, ne evolse l’ambientazione e creò un’estetica cinematografica che avrebbe rivoluzionato il cinema occidentale, una volta che le sorelle Wachowsky ne ebbero… diciamo “importato” lo stile, quattro anni dopo.
Ghost in the Shell di Oshii si inte

Alita is one of my favourite manga ever (probably almost on par with Akira), from every point of view, and thus – just as with GITS – I don't have the slightest interest in seeing it through the eyes of Hollywood, especially knowing who wrote and produced this flick (if you know me, you also know that I don't like Cameron's way of cinema that much).
The trailer of Alita was enough to ask myself "but why!?" before the way in which the main character is depicted, but that isn't even the main reason why I'm not going to see the Alita live action movie. Again, see what I wrote about Ghost in The Shell and you'll probably understand everything.
Kronosaurus here, over.
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Il ventunesimo secolo non era ancora iniziato quando vidi la luce, stile Jake Blues. Il mio piccolo mondo cambiò, e decisi che avrei dedicato la mia vita all’invenzione di mondi ed alla narrazione di questi mondi. La luce che vidi era fatta di due cose: la serie TV Neon Genesis Evangelion (che iniziava allora la sua pubblicazione in italiano) ed il film Ghost in the Shell. 
L’opera di Mamoru Oshii del 1995 è straordinariamente potente. Dal punto di vista visivo si tratta di una pietra miliare del cyberpunk: figlia di Blade Runner, ne evolse l’ambientazione e creò un’estetica cinematografica che avrebbe rivoluzionato il cinema occidentale, una volta che le sorelle Wachowsky ne ebbero… diciamo “importato” lo stile, quattro anni dopo.
Ghost in the Shell di Oshii si interroga sul significato di vita e intelligenza umane senza essere verboso o didascalico, e soprattutto senza fornire risposte facili: è lo spettatore che deve trovare la sua risposta senza che il film ponga una netta distinzione tra “questo è giusto” e “questo è sbagliato”. 
In breve, Ghost in the Shell di Mamoru Oshii è un capolavoro, uno dei grandi esempi della storia del cinema, e soprattutto ha lasciato un segno profondo nella mia vita.
È esattamente per questo che ho deciso che non vedrò il “remake” uscito al cinema giorni fa. Non per il whitewashing, che spesso è una cosa discutibile, ma di cui in questo caso specifico non mi interessa (penso che Johansson sia una scelta sbagliata per altri motivi). Può essere anche che il remake sia un bel film, oppure può essere che sia pessimo. Io non lo so, non avendolo visto; in ogni caso, non guarderò questo remake perché IMHO questo remake non ha senso d’esistere. 
Per come la vedo io, un remake funziona se è parto di un autore che, prendendo una storia già esistente, la racconta nuovamente attraverso la sua sensibilità, fornendone un punto di vista ed una lettura diversi. Raccontare due volte la stessa storia, con le stesse modalità e lo stesso stile, non è una cosa che mi senta di condividere. In questo “remake” ci sono scene che sono letteralmente ricalcate sulle originali, e basta vedere il trailer per accorgersene.
Riassumendo: non so se il nuovo GITS sia bello o brutto, non sto esprimendo giudizi sul prodotto, e che la protagonista sia occidentale invece che orientale non mi interessa.
Non guarderò il nuovo film perché l’originale per me è molto importante, e perché è un capolavoro al quale aggiungere qualcosa sarebbe difficile. Forse impossibile. 
So che in breve tempo il remake sarà visto da 10 volte più persone di quante abbiano visto l’originale giapponese, e questo mi dispiace. Mi dispiace non solo perché molti si stanno perdendo un capolavoro, ma anche e soprattutto perché so già cosa potrebbe accadere in questi casi… dopo l’enorme successo della trilogia di Matrix, Mamoru Oshii era così infastidito dal fatto che il pubblico associasse quel tipo di estetica – che aveva inventato lui – a Matrix invece che al suo film, che anni fa è tornato sul suo capolavoro e lo ha modificato, togliendone tra le altre cose l’aura verde e la “cascata di caratteri digitali”. Lo sapevate? Sapevatelo.



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We still weren’t at the beginning of the 21st century when I saw the light, kinda like Jake Blues. My small world changed, and at that moment I decided I wanted to devote my life to the creation of worlds, and to narrate my worlds. The light I saw was made of two things: the TV series Neon Genesis Evangelion (which Italian publication was beginning at that time) and the movie Ghost in The Shell. 
Mamoru Oshii’s 1995 opera is astonishingly powerful: it came from Blade Runner, but evolved that setting and created a cinematic aesthetics that eventually brought a revolution in western moviemaking, once the Wachowsky sisters… let’s say “imported” that aesthetics, four years later. Oshii’s Ghost in the Shell asks what’s the real meaning of human life and intelligence without being wordy or didactic and, above all, without giving out any easy answer: it’s us as spectators the ones who have to find our own answers, without the movie giving a sharp separation between “that’s right” and “that’s wrong”.
In short, Oshii’s Ghost in the Shell is a masterpiece, one radiant example in cinema history, and above all it left a deep sign in me as a person.
And this is why I won’t go to see the “remake” that landed in our theaters some days ago. Not because of the whitewashing, which is often a questionable thing but, in this particular case, doesn’t really bother me (I think the casting of Johansson is wrong for other reasons). Maybe this remake is a good movie, or maybe it’s not. I don’t know; I won’t see this remake because, in my humble opinion, it’s existence doesn’t make sense. The way I see the matter, a remake works if comes from an author who takes an existing story and re-tells that story through their own sensibility, giving another point of view on that matter and a different reading of that story. Telling the same story a second time, in the same way and with the same style, it’s not something I can relate to. In this “remake” there are whole scenes that are just traced over the original: it’s something one can see even from the trailers.
Again: I don’t know if the new GITS it’s good or bad, I’m not judging the movie itself, and I don’t care if the lead is Caucasian instead of Asian. I’m not going to watch the new GITS because the original is very meaningful to me, and because it’s such a masterpiece that adding anything to it would be quite difficult. Maybe even impossible.
I know that in a few time the new movie will be seen by 10 times more people than those who saw the original Japanese one, and this makes me a bit sad. It makes me sad not only because a lot of people are missing a masterpiece, but mainly because I know what might happen… after the huge success of The Matrix saga, Mamoru Oshii was so upset that so many people now linked that kind of aesthetics – which he invented – with The Matrix instead of with his animated movie, that years after he went back to his masterpiece and modified it, removing things such as the “green aura” and the “letters waterfall”. Did you know that?

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The Shallows – distribuito in Italia come “Paradise Beach” – ovvero: la mia classica recensione fuori tempo massimo. 
In realtà avrei voluto intitolare questo pezzo “Dite che riuscirò, prima o poi, a vedere su schermo uno squalo che si comporta da squalo?”, ma non ci stava, mannaggia.
Comunque.
La storia del film è proprio semplice: una studentessa di medicina (interpretata da Blake Lively, della quale ignoravo l’esistenza, e un po’ mi spiace) perde la madre per colpa del cancro e, per ricordarla/omaggiarla/far iniziare il film, decide di andare a surfare su una spiaggia sperduta nel cuore del Messico, spiaggia dove la madre – pure lei surfista – amava andare. Purtroppo la giornata prende una piega brutta brutta quando un gigantesco Squalo Bianco decide di mettersi a dieta, e comincia quindi a dare la caccia alla nostra eroina che, ferita dal cattivissimo pesce, si rifugia su uno scoglio a poche decine di metri dalla riva, tipo la vita a volte è proprio beffarda Problem? .
Il film è tutto qui: lunghe, lunghe inquadrature sul fisico californiano della Lively, intervallati da panoramiche sul paradisiaco paesaggio della baia messicana, con uno squalo in CG che, ogni tanto, si sgranocchia qualcuno o qualcosa. Lo svolgimento è insomma quello tipico di tutti i film in cui c’è un singolo uomo (donna) VS natura spietata incarnata da bestiaccia molto feroce, compreso l’improbabile finale fuck yeah! che tutti ci aspettiamo fin da quando premiamo play sul telecomando. Inclusi nel pacchetto anche un paio di momenti autenticamente “Scusami Wilson!!!” ed i modi in cui – in un film che è un one woman show – sono stati fatti entrare in scena i “non personaggi” destinati a finire in bocca allo squalo, soluzioni che – se non vi faranno sbellicare – forse è il caso che riconsideriate le vostre scelte di vita.
Senza poi entrare nel merito di quanto quello squalo lì non sia un animale dotato di intelletto, ma solo un plot-device (di questo magari ne riparleremo)…
The Shallows/Paradise Beach è quindi inequivocabilmente un B-Movie, B-Movie che però riesce a far finta di non esserlo, grazie ad una regia onestissima, una buona fotografia e ad un budget leggermente sopra la media del genere. 
Tuttavia sarebbe ingiusto liquidarlo così, perché questo film ha anche altri due meriti indiscutibili. Primo, era dai tempi di Baywatch che non vedevo su schermo una signorina procace in costume da bagno correre al rallentatore sul bagnasciuga; secondo, per essere un film con uno squalo che fa a pezzi la gente, The Shallows/Paradise Beach si impegna abbastanza da non ripetere la solita formula fossilizzata, quella che viene reiterata fin dai tempi del sommo capolavoro di Spielberg del 1975 e (diciamocelo) senza la quale la Asylum neanche esisterebbe. Quindi, niente cittadina costiera, niente politicante avido e miope, niente poliziotto/scienziato/giornalista che tenta di avvisare la popolazione prima che finisca nelle fauci del mostro di turno. Su quel canovaccio sono stati costruiti decine e decine di titoli (guardatevi “Top 40 Shitty Shark Movies” del buon James Rolfe, se non ci credete). Ma appunto, un po’ come Blu Profondo, The Shallows/Paradise Beach riesce a darti quel minimo di roba diversa che ti regala un’ora abbondante di divertimento a buon mercato, senza che come bonus ti lasci poi con il bruciante desiderio di rivedere Lo Squalo per soffocare il dispiacere.
Quindi, un dignitoso, tutto sommato divertente B-Movie. E lascerà questo film un segno nella vostra memoria? 
Ma no, ma figuriamoci, ma scherzate?
L’unica cosa che vi rimarrà è il solo attore ad aver davvero giganteggiato, perchè che ogni volta che c’era lui, rubava la scena: il gabbiano ferito, Steven Seagull.
True story.


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The Shallows. In other words: my classical overdue review. 
I actually wished to title this piece “Do you think I will ever be able to see a shark behaving like an actual shark on screen?” but it wouldn’t fit into the title form, darn.
Anyway.
The story told by this movie is very simple: a young medical student woman (played by Blake Lively, whom I didn’t know even existed, and this makes me a bit sad) loses her mother by cancer, and to remember her/pay homage to her/get the movie started, decides to do some surfing at the “secret beach” in Mexico which her mother – who was a surfer herself – used to love. Unfortunately, this young woman’s day turns really really bad when a giant Great White Shark decides he wants to go on a diet, and so starts to hunt the woman down. Wounded by the bad bad fish, our heroine finds shelter on a rock that's just a few tenths of yards away from the beach, because life’s a bitch sometimes Problem? .
And this is pretty much the whole movie: long, long close shots of Lively’s Californian body, spaced out by pan shots of the paradisiac landscape of that Mexican bay, with a CGI shark that gnaws something or somebody every now and then. The plot is thus about the same of every story where there’s a single man (woman) VS the mean nature embodied by a bad bad beast, including your typical unlikely fuck yeah!!! ending, an ending that you know you were going to see since when you pressed play on the remote.
In bundle, you also get a couple of authentic “I’m sorry, Wilson!” moments, plus the ways they managed to plug into what’s basically a one woman show those non-characters doomed to dive straight into our shark’s mouth, stuff that if won’t make you crack up laughing, it’s probably time for you to reconsider your life choices.
And don’t even let me begin with how much that shark isn’t a living, thinking animal, but just a mere plot-device (we’ll talk about this later on, perhaps)…
T
he Shallows, thus, is definitely a B-Movie; but it’s a B-Movie that manages to pretend it isn’t a B-Movie, thanks to honest cinematography and director, and to a budget slightly bigger than the average of the nowadays genera.
But it would be unfair to get rid of this movie this easily, because it also has two indisputable merits. Firstly, it was since Baywatch that I didn’t see on screen a swimsuit wearing busty lady run in slow-mo on a beach; secondly, for being a movie with a shark that kills people, The Shallows makes an effort big enough to stand out a little bit and spare us from the umpteenth repetition of the fossilized formula that someone keeps throwing at us since 1975 and the aftermath of Spielberg’s immortal masterpiece; a formula without which – let’s be honest – The Asylum wouldn’t even exist. So, no seashore town, no narrow minded politician, no cop/scientist/journalist whose trying to warn the town people before they get gnawed by the occasional monster. There are tenths upon tenths of movies based on that plot (if you don’t believe me, go and see “Top 40 Shitty Shark Movies” by the good James Rolfe). But, as I previously mentioned, The Shallows – sorta like Deep Blue Sea – manages to give you that bare minimum of different things that will let you have fun for about an hour, and without leaving you with the burning desire to re-watch Jaws to sooth your sorrow as a bonus. 
So, a fair and somehow entertaining B-Movie. And will The Shallows leave a mark in your life? 
No, of course. Are you kidding?
The only thing you’re going to remember about The Shallows it’s the only actor who really gave a huge performance, because he stole the show every time he was on screen: Steven Seagull, the wounded seagull.
True story.

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Questo 2015 per me è stato lungo e difficile, per tutta una serie di motivi più o meno gravi che non starò certo qui ad elencare. Eppure, come finale scoppiettante, il destino ha deciso di tirarmi un ennesimo scherzo di cattivo gusto: il 13 dicembre il mio fidato Mac Pro è morto.
Così, improvvisamente. Scheda madre fritta. Il giorno prima andava alla grande, il giorno dopo non si accendeva più.
Dunque ho dovuto sganciare una cospicua cifra (mannaggia) per una macchina nuova, uno scintillante Mac Mini sul quale – per scaramanzia – non farò commenti e non esprimerò speranze. :P
Per fortuna non ho perso alcun dato, grazie al mio bravo tecnico di fiducia, ma sono stato fermo col lavoro per circa 2 settimane! Così adesso sono pure in ritardo sulle consegne... a proposito, non sto più postando niente di nuovo, ma non significa che io non stia facendo niente. Al momento sono al lavoro su 3 volumi di storia per la RCS, e mi sto anche divertendo. Spero di potervi mostrare qualcosa presto, anche perché oramai alcuni di quelli che mi seguono penseranno che io abbia cambiato mestiere! XD

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My 2015 was long and difficult – because of a whole series of reasons with various grades of seriousness which I won't list here. And yet, the fate decided to throw me an umpteenth curve ball: on December 13th, my trustworthy Mac Pro died.
Suddenly. Fried motherboard. The day before it was working great as usual, the day after it didn't even turn on.
Thus, I had to fork over a conspicuous amount of money (damn) for a new machine, a shiny Mac Mini on which – purely for superstition – I won't write any comment nor express any hope. :P
Fortunately I didn't lost any data, thanks to my good technician, but was almost forced to stop working for over 2 weeks! So now I'm also late on my work deadlines... speaking of work, I'm not posting any new deviations, but this doesn't mean I'm not actually working. At the moment I'm working on 3 History books for the important Italian publisher RCS, and I'm also quite enjoying the task. I hope I will be able to show you something soon, also because by now many of my watchers are thinking I might have changed job! XD
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A volte vai al cinema senza aspettative, e questo ti può lasciare positivamente sorpreso. Altre volte invece capita che vai vedere un film col pensiero "beh, almeno mi faccio due risate"... e poi esci dal cinema, e ti domandi se sia proprio vero che lo spettacolo a cui hai appena assistito sia sul serio così penoso. Un po' come un bombardiere invisibile che all'improvviso ti sgancia un gavettone di vomito in testa. 
La pericolosissima ciofeca stealth.
Questo è, purtroppo, il caso di Jurassic World.

Anche se il Mosasauro grande come un sottomarino atomico, che salta per addentare lo Squalo Bianco (ironia, proprio! Ah-ah-ahr proprio! Arguto, proprio!) visto nel trailer mi aveva convinto di aver già capito che film aspettarmi, la grama realtà è che niente avrebbe potuto prepararmi sul serio. No, nemmeno l'amico assennato che, dopo aver visto il nuovo film, aveva scritto "Ho rivalutato Jurassic Park 3". Ora, intendiamoci, JP3 era ed è una pernacchia cinematografica, ma a confronto di Jurassic World si potrebbe quasi considerarlo un onesto film d'avventura. Quasi.

L'unica cosa che offre Jurassic World sono le – fin troppe, davvero – strizzatine d'occhio ai fan dell'originale: dai dettagli (alzi la mano chi ha visto il libro di Ian Malcom) fino alle robe più plateali, come il celeberrimo tema musicale, che il pur bravo Michael Giacchino ripropone con accanita insistenza. 
Un po' poco, se tutto il resto del film è una colica intestinale.
Già, perchè sarebbe anche bello vedere il parco finalmente funzionare, come da bambini abbiamo immaginato innumerevoli volte nei nostri giochi, e l'inizio del film non può non strapparti un sorriso se hai bazzicato Operation Genesis ma... ma la trama di Jurassic World è stata scritta grazie al ritrovamento del DNA fossile della sceneggiatura del primo Jurassic Park, a cui il tempo aveva lasciato molte parti mancanti... meno male che i genetisti le hanno riempite con– no, non sono state riempite affatto. Attenti ai buchi, che spaccarsi le caviglie è un attimo.

I personaggi sono sagome di cartone ritagliate da un catalogo di stock photo. Teenager alla moda? C'è. Geek di 8 anni? C'è. Donna manager in carriera? C'è. 
Poi, siccome il cast così era un po' deboluccio, hanno acchiappato un tizio atletico e gli hanno photoshoppato sopra la faccia di Chris Pratt, presa da una screenshot da I Guardiani della Galassia. E visto che ancora mancava un attore di livello, ecco il povero Vincent D'Onofrio, il quale penso sia stato rapito, ficcato in un saccone e trascinato sul set così com'era, e lì gli hanno detto tiè, facci 'ste tre battute, come ti vengono, va bene uguale.
E se i due ragazzini sono stati messi lì evidentemente solo per allungare il metraggio della pellicola, il fondo lo tocca il personaggio interpretato dalla bella – e incolpevole – Bryce Dallas Howard. Personaggio a cui gli sceneggiatori non hanno dato alcun criterio logico, e l'unico aggettivo che suscita nella mente dello spettatore è "isterica".

Ma, direte voi, almeno ci sono i dinosauri che sfasciano robe e sgranocchiano tizi, giusto?
Seh.
Facciamo che non entriamo nemmeno nel merito di quanto siano sbagliate le ricostruzioni, tanto questo è un monster-movie e non un documentario (anche se, va detto, Jurassic Park aveva comunque le migliori ricostruzioni di dinosauri dell'epoca... ricostruzioni che danno una pista anche a tanti documentari di oggi); però il dolore vero è che, anche come monster-movie macina popcorn, Jurassic World è un incidente ferroviario in galleria, col treno che si schianta mentre tutti i passeggeri ridono convulsamente. 
Il decantato über-dinozilla mutante coi superpoteri (true story) può al massimo far sbadigliare, tale è l'impatto scenico della suddetta creatura... e nemmeno le vecchie glorie salvano la baracca, perchè Jurassic World riesce nel non semplice intento di rendere del tutto meh il look dei Raptor: solo un bambino che non abbia mai visto il primo Jurassic Park potrebbe restarne minimamente colpito.

E mentre il film cerca con tutte le sue forze di convincerci che gli erbivori sono tutti innocui e coccolosi e invece quelli coi denti aguzzi sono tutti cattivi e ammazzano tutto I'm a firin' mah lazer (beh, tranne quello con gli occhioni... chi ha visto il film sa di cosa parlo), una strana sensazione comincia a serpeggiarti dentro. Fino a che, ad un certo punto, su un insistito primo piano dell'animatronic di un erbivoro non identificabile, tutto diventa chiaro. Perchè quella cosa gommosa, che qualcuno desidera far passare per un animale vivo, è convincente tanto quanto il pupazzotto in lattice di Baby - Il Segreto della Leggenda Perduta. E questa consapevolezza improvvisa turba nell'intimo, perchè ci si rende conto di avere davanti agli occhi la conferma che 22 anni e rotti di progresso tecnologico non si sa bene a cosa sono serviti, se 30 secondi a caso di effetti speciali del primo Jurassic Park sono molto, molto più reali e impressionanti delle due ore di CG che Jurassic World ti caccia in gola con un grosso imbuto colorato.

A mio modesto avviso Jurassic World non può soddisfare né gli amanti dei dinosauri sopra i 4 anni (troppo fantasiose e anonime le ricostruzioni) né i grandi e piccini che cercano solo l'intrattenimento: troppo assente la regia, troppo inconsistente la sceneggiatura, troppi buchi logici, troppo incoerente, troppo sottili i personaggi, troppo vaghi i mostri. JW non funziona neanche come monster-movie auto ironico semplicemente perchè non è auto ironico a sufficienza: è come quell'amico senza senso dell'umorismo che, alla tavolata in pizzeria, si alza e racconta una brutta barzelletta. Mettendosi anche a ridere alla fine. Da solo.
Eppure... eppure su IMDB Jurassic World al momento ha un punteggio di 7.5, tanto vicino all'8.1 del primo film che mi domando che diavolo sto qui a scrivere questa recensione per fare.


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Sometimes you go to see a movie having no expectations, and this might leave you positively surprised. Some other times, you go to see a movie thinking "well, at least it'll make me laugh"... and then you get out from the theatre wondering if it's true that what you just saw was really that much grievous. Something like an invisible bomber that suddenly drops a ton of puke on your head.
The treacherous stealth crap bomb.
And this is, unfortunately, the case of Jurassic World.

Even if that battleship-sized Mosasaur jumping out of the water to gnaw a Great White Shark (how ironic! Really! Ah-ah-ahr! So clever! Really!) I saw in the trailer already convinced me of what kind of film I had to expect, the wretched reality is that nothing could really prepare me. Not even that sensible friend of mine that, after seeing this new movie, wrote "I reevaluated Jurassic Park 3".
Now, to be clear: JP3 was and still is a cinematic raspberry, but compared to Jurassic World, one could almost see it as an honest adventure movie. Almost.

Indeed, the only things Jurassic World offers to the viewer are the many – even too many – winks to us first movie lovers: from the smallest details (thumbs up if you caught Ian Malcom's book) to the most evident stuff, like the very well known musical theme, which the still good Michael Giacchino keeps to propose us with determination.
Very few stuff, if you consider that the rest of the movie it's just a big abdominal cramping.
Yep, because it'd be nice to see the park finally working, as we imagined countless times in our childhood games, and you just can't help but smile if you played a bit with Operation Genesis, but... but they wrote Jurassic World's plot after recovering fossil DNA from the original Jurassic Park script, which unfortunately had missing parts, that our scientist fixed with... no, they didn't fix any hole in the code. Watch out from plot holes, you don't want to break your ankles.

This movie characters are cardboard cut outs from a stock photo catalogue. Nowadays teenager? Check. 8 years old dino-geek? Check. Workaholic female manager? Check. Then, since at that point their cast was still a little flimsy, they grabbed a sporty guy and photoshopped Chris Pratt's face onto his (using a Guardians of the Galaxy screenshot as source). And since they still missed the "senior pro actor", here's poor Vincent D'Onofrio, whom I think was kidnapped, stuck in a sack and dragged on set just as he was, and there they said hey, say these three lines, the way you prefer, doesn't matter.
And if the two kids are in the movie clearly to stretch the film's lenght, the very worst is the character played by the cute – but innocent – Bryce Dallas Howard. A character which the writers didn't give the slightest logic or reasoning, and the only word that might come up in the viewer's mind while watching that character is "hysterical".

But, you'll say, at least there are badass dinosaurs that go around smashing stuff and gnawing people, right?
Nah.
I won't even begin to list how much Jurassic World dinosaurs are wrongly portrayed, because after all this is a monster movie, not a documentary (but it's fair to say that the original Jurassic Park dinosaur reconstructions were among the best ones at that time, and they still can teach something to many nowadays documentaries); but the real pain is that even as a pop-corn grinding monster movie, Jurassic World is just a train wreck, with the train passengers laughing convulsively as the train crashes. The praised mutant-über-dinozilla with superpowers (true story) will at most make you yawn, such is its impact on screen. And even the old glories can't save the day, because Jurassic World succeeded in the tall order of making the Raptor's look very... meh. So much meh that only a toddler – who never saw the original Jurassic Park – could see them as striking.

And while this movie tries its best to persuade us that all herbivores are harmless and cuddly, while the pointy teeth ones are all mean and kill everything I'm a firin' mah lazer (well, all but the one with those big eyes... who saw the movie, knows), an odd feeling begins to twist inside you. Until you get to that moment when there's an insisted close up of a non-identifiable herbivore animatronic, and all becomes clear. Because that rubbery thing it's actually believable as the puppet from Baby - Secret of the Lost Legend. And this sudden awareness disturbs you, because you realize that before you stands the proof that you don't really know what 22 years of technological progress actually brought, if 30 seconds of visual effects from the original Jurassic Park are way, way more realistic and striking and thrilling than the whole 2 hours of CG that Jurassic World stuffs in your throat with a fat funnel.

Thus, my two cents are that Jurassic World can't satisfy nor dinosaur lovers over 4 years old (its dinosaurs reconstructions are too invented and way too lame) nor kids and adults who just look for some fun: the direction is too absent, the script is too weak, there are too much plot holes, it's too much incoherent, the characters are too thin, the monsters are too lame. Jurassic World doesn't work even as a self-ironic monster movie, simply because it's not self-ironic enough: it's like that friend without sense of humor, who stands up at the restaurant table and tells a bad joke. Laughing at the end. All by himself.
Still... still, on IMDB Jurassic World has 7.5 stars, so close to the 8.1 of the fist movie that I'm seriously wondering why I'm here writing this review.

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