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Amo complicarmi la vita.
Amo giocare con l'abisso.
Amo scegliere sempre la strada sbagliata, perché sono curiosa di scoprire come va a finire.
Amo aspettare sempre l'ultimo momento.
Ma poi odio correre con gli occhi fissi sull'orologio. O sulla strada.
A seconda che io sia per le scale. O sul mio scooter.
Amo fare fotografie, scoprire un mondo che esiste solo lì, su quel quadratino di pixel, o di carta lucida. Ma vorrei essere molto, molto più brava.
Amo i brindisi e gli aperiti col buffet.
Odio fare la spesa da sola.
Amo stare in compagnia, parlare sempre di me stessa.
Sono egocentrica. Troppo.
Ma le mie vere paure, quelle, non riesco a confessarle neanche a me stessa.
Vorrei fare testamento. Giusto per mettere le cose in chiaro.
Ma poi penso che il notaio mi riderebbe in faccia.
Non voglio morire, ma non voglio lasciarmi dietro cose che saranno altri a sistemare.
Odio lasciare le cose in sospeso. Ma inevitabilmente finisco sempre per farlo.
Devo ancora un uovo di pasqua a Eugenio. Pensavo che ne avremmo trascorso altre decine di anni insieme. Ma le pause di riflessione sono fatali.
Devo i bulbi dei gigli rosa alla mamma di Fra. Ma chissà quando glieli darò.
Devo ancora mille sorrisi a mio padre, e a mia madre. E una vita non è abbastanza.
Devo mille parole avvelenate a chi mi ha fatto del male. Ma dopo il pianto mi rialzo sempre, e cerco di fare piazza pulita del dolore. Sarà per questo che continuo a prenderla in quel posto... a capire poco degli altri. Molto poco. Finché non ci sbatto il muso.
Amo me stessa, e mi odio anche.
Sono testarda, disordinata e pigra. Fantasiosa ma non abbastanza. Naif e un po' infantile. Non capisco mai i doppi sensi. E vorrei qualcuno che mi amasse così, come una piccola fatina sbagliata piombata per sbaglio in questi luoghi, in questi giorni e in questi tempi.
Ma non c'è. Non arriva mai. Ed il vuoto mi avvolge.
Dovevo partire oggi, giovedi (anche se è già venerdi). Ma non me la sentivo.
Ultimamente non dormo un cazzo. E perdonate la volgarità.
Sarà il caldo, saranno i vicini fracassoni, sarà il telefono che squilla sempre troppo presto, saranno tutte le preoccupazioni che affollano la mia povera testolina.
Vado a letto all'alba, avvolta stretta stretta nel lenzuolo, anzi nel lenzuolo + copriletto imbottito. La paura fa venire freddo, e anche le preoccupazioni.
Mi sveglio puntualmente prima delle 10. E non voglio. Mi oppongo con tutte le mie forze. Invano.
Mi sento creativa, ho tante idee per la testa e anche la paura che svaniscano non appena avrò messo piede a Bologna. Qui costruiscono alberghi e micro-appartamenti e i bar tamarri spuntano come funghi. Ma i vicoletti storti, i muri scrostati, i gatti arruffati che indugiano nel sole ad ogni angolo, i cani semi-randagi che corrono per la piazza bianca con la coda nervosa, le piante che si arrampicano sulle rocce, quelli ci saranno sempre. Muoiono nel sole, e si bagnano di pioggia. E anno dopo anno, stagione dopo stagione, sono lì, eterni ed immutabili come la terra.
E io non posso che sentire il mio cuore riempirsi di speranza. Nonostante tutto.
Fanculo ai vicini maleducati.
Fanculo a chi mi chiama per mettere i soldi per il regalo di questo e di quello, e poi non sa neanche quand'è il mio compleanno.
Fanculo a chi si perde in critiche inutili e non capisce che mi piace fare di testa mia.
Fanculo agli ipocriti.
Fanculo a chi crede che gli amici siano usa e getta.
Fanculo a chi mi tratta di merda e poi dice "non ricordo, te lo sei inventata".
Fanculo a chi fa finta di non ricordare.
Fanculo a chi ricorda solo quello che gli conviene.
Fanculo a chi si laurea andando a colazione con il professore.
Fanculo a chi non cambia città perché ha paura di rendersi conto che non è nessuno.
Fanculo a chi mi ha fatta piombare qui. In un'isola dal passato glorioso, ma ora coperta di fango, di sorrisi di sufficienza, di turisti idioti e di bar fracassoni. Di spazzatura sulle spiagge, di alberghi abusivi, di love-boat del cazzo che inquinano le nostre orecchie.
Fanculo ai miei cugini che vogliono vendere la casa in cui sono cresciuti i nostri genitori, in cui ha vissuto nostro nonno, di cui sento la presenza ancora oggi in quelle stanze.
Fanculo alla povertà di non avere i soldi per comprarla.
Fanculo a tutto. Fanculo a me che non riesco a staccarmi da tutto questo schifo.
Vivo altrove, ma ho ancora bisogno di un posto da chiamare "casa".
Stasera Mariano mi ha chiesto se mi va di fare un giro con la sua barca (fa pesca-turismo alle Eolie), e spero di svegliarmi in tempo... ^^"
Scatto fotografie inutili cercando la poesia che la vita non ha.
O che forse aveva ma l'uomo fa di tutto per nascondere, accecato dal dio della modernità.
Nuovo positivista dell'ignoranza.
Abbagliato da PS2, motori scattanti, lusso e cellulari che fanno anche il caffè.
E vago stordita lungo gli ultimi giorni di vacanza, poi di scatto prendo la mia nikon in mano e ipnotizzata lascio lavorare le mie dita, e la mia noia.
Monday I'll leave and come back to my family's home... tomorrow I'll run from a shop to another to buy the last presents... aaargh! ^^"
I feel quite ill, I've caught a cold yesterday....

WHY I CAN'T RELAX AND SLEEP A LOT (THAT WOULD BE A GREAT HOLIDAY), BUT I'VE TO RUN FROM A SHOP TO ANOTHER LIKE A BOUNCING BALL?! ^^"
Aaaaargh.... I want to go out and buy a pair of pink onitsuka tiger.... that should make me smile! ;)
I hate saturday. And monday.