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I DESIDERI DEL CUORE parte 7

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Capitolo 7 – facciamo un po' di conoscenza

Era un caldo pomeriggio estivo, mi trovavo in casa di fronte alla porta d'ingresso indecisa se uscire a prendere un po' d'aria fresca o aspettare il ritorno di Paolo e Matteo da lavoro.

Da quando eravamo arrivati le cose erano andate abbastanza bene, avevamo famigliarizzato con i vicini e avevamo ficcanasato negli affari del governo senza farci scoprire, ma ora ero completamente sola in balia di un mondo estraneo. Avevo paura. Si, tanta paura.

So di essere stata la prima ad aver avuto il primo contatto con i Witwichy e di essermela cavata discretamente, per una che si era appena svegliata, ma il terrore di uscire e fare, o dire, qualcosa che avrebbe potuto costarci la vita, mi terrorizzava. E poi la colpa sarebbe stata tutta mia se fosse successo qualcosa di male ai miei due migliori amici e non potevo permetterlo.

Purtroppo il caldo oggi era particolarmente insopportabile per rimanere tutto il giorno a casa quindi, un po' esitante, decisi che una pattinata per il quartiere non sarebbe stata un problema. Dopotutto non dovevo interagire con nessuno. Uscì di casa non riuscì a trattenere un sospiro di sollievo quando una fresca brezza mi mosse i capelli, rinfrescandomi dal caldo estivo che mi aveva tormentata tutto il giorno.

Prima di partire, mi stiracchiai alzando le braccia verso il cielo con un enorme sorriso sul viso ma nel momento in cui lo feci ebbi una strana sensazione che mi travolse facendomi sentire a disagio, come se qualcuno mi stesse osservando venni invasa da un senso di malessere alla bocca dello stomaco. Senza fermarmi o mostrare il mio disagio, mi guardai attorno facendo finta, con tutte le mie forze, d'essere disinvolta.

Stranamente le persone che si trovavano in giro probabilmente neanche si erano rese conto della mia presenza! Quindi se non era nessuno di loro a guardarmi chi era? Ad un certo punto con la coda dell'occhio catturai un riflesso giallo che attirò la mia attenzione. Di scatto girai la testa alla mia sinistra, quasi perdendo l'equilibrio a causa della velocità del movimento, nella direzione della casa dei Witwichy e, dopo minuti di paura, capì chi era il mio misterioso osservatore.

Di fronte al loro vialetto ,girato nella mia direzione, era beatamente parcheggiato una certa Camaro gialla e nera, oppure potremmo chiamarlo Bumblebee, e giurai d'averlo visto leggermente indietreggiare per il mio movimento improvviso verso di lui. Quasi come se pensasse d'essere stato scoperto. Facendo finta di nulla abbassai le braccia e, pattinando verso la sua direzione, iniziai la mia passeggiata. Sapere d'essere osservata da lui mi fece diventare il volto completamente rosso come un pomodoro. Dopo i primi momenti d'imbarazzo la passeggiata per il quartiere, e l'aria fresca sul volto iniziò a farmi rilassare e dimenticai tutte le paure di prima.

Mi chiesi come fosse stato possibile imparare così velocemente ad andare su questi pattini ma poi pensai che sicuramente c'era lo zampino di Dio in tutto questo dato che non ero mai salita su di essi in vita mia. Qual'era il dono che mi aveva dato? Quanto sarebbe dovuto passare prima di scoprirlo? Uffa! Odio quando non conosco le cose! Vabbè mangiarsi la testa così tanto non mi sarebbe servito a nulla, avrei dovuto aspettare.

Poi mi bloccai di colpo e i pensieri spensierati vennero sostituiti dal terrore. Mi era così difficile credere d'essere in un'altra dimensione che ogni volta che penso di aver assorbito queste informazioni qualcosa distrugge ogni mia certezza facendomi ritornare al punto di partenza. La voglia di urlare era forte ma cercai di trattenermi.

Questo non era un gioco siamo stati gettati in una guerra troppo grande e complessa per tre ragazzi normali come noi. Le nostre vite erano in grave pericolo e l'unica cosa che dovevamo fare per toglierci da questo pasticcio era quella di rifiutare la sua proposta! Però non l'abbiamo fatto e ancora cerco di capire il perchè di questa azzardata decisione. Forse sono impazzita oppure ho un forte desiderio di morte non lo so più nemmeno io.

L'unica cosa che provai in quel momento fu una strana sensazione forte ed euforica anche se spaventosa e mi diceva che era la cosa più giusta da fare. Chissà forse un giorno capirò cos'era, per ora però dobbiamo essere attenti e forti per salvaguardare le nostre vite e quelle per la quale siamo stati mandati. Guardai il cielo e mi resi conto di quanto tempo era passato, ormai il sole era quasi del tutto tramontato e i lampioni iniziavano ad accendersi per le strade, forse era meglio tornare a casa, avevo già pensato abbastanza. Facendo un'inversione a u tornai in dietro.

Non mi ero allontanata così tanto nella mia passeggiata, quindi fu una questione di minuti prima che iniziai a scorgere da lontano la mia casa e quella dei Witwichy. Si poteva intravedere anche la figura di Bumblebee ancora beatamente parcheggiato di fronte al loro vialetto. Con lentezza mi feci strada verso la lucente Camaro gialla e nera fino ad arrivarle di fianco quando all'improvviso un'idea strana mi passò per la mente e, con più tranquillità di prima e coraggio rinnovato, allungai la mano verso di essa fino a quando non toccai con la punta delle dita la superficie liscia e fredda dello sportello. Fu proprio nell'attimo in cui la toccai che presi una fortissima scossa elettrica, non una di quelle normali, che quasi mi sbalzò dai miei stessi piedi.

Purtroppo per mia grande sfortuna e lo spavento girai il piede nel modo sbagliato e la caviglia si storse facendomi cadere urlando di dolore, sul duro e freddo asfalto. Dannazione! Da quando i fulmini colpiscono a ciel sereno!? Il suono chiassoso dell'allarme di una macchina, a parte farmi diventare mezza sorda, mi fece sobbalzare dallo spavento e così amplificando il dolore alla caviglia. Cercai di rimanere il più immobile possibile pregando che il pulsare si affievolisse con il tempo e per un attimo sperai che qualcuno con il chiasso, che la macchina stava facendo, uscisse a dare un'occhiata così avrei avuto la possibilità di chiedere aiuto.

Come se qualcuno avesse ascoltato le mie preghiere, e forse lo aveva fatto veramente, al disopra dell'allarme udii, non molto in lontananza, un “MA CHE DIAMINE!” che fece fermare di colpo il rumore facendomi tirare un sospiro di sollievo. Grandioso! Ora oltre il dolore alla caviglia mi fischiavano anche le orecchie! Iniziai a sentire rumore di passi avvicinarsi sempre di più e una voce maschile che iniziò a dire “amico tutto bene? Perchè hai fatto tutto quel rumore all'improvviso? Per caso c'è qualche problema alla ba...” e di colpo si fermò.

Non ne sapevo il motivo ma quando cercai di muovermi non riuscii a trattenere il gemito di dolore che mi uscì dalle labbra e questo procurò una rapida reazione. Dei passi veloci e la stessa voce di prima ricucita di panico si avvicino fino ad essere al mio fianco “signorina! Signorina! Va tutto bene!?” gli risposi con un altro gemito il ragazzo urlò “Mikaela! Mikaela! Vieni presto! Ho bisogno di una mano!”.

In lontananza si sentirono altri rumori di passi ma questa volta udii una voce femminile chiedere al ragazzo “cos'è tutta questa urgenza Sam!” al mio fianco le urlò “c'è una ragazza a terra vieni presto” poi una mano sul braccio mi scosse forte facendomi stringere i denti dal dolore. Il ragazzo iniziò a urlarmi dal panico “signorina! Signorina! Apra gli occhi la prego!” solo allora mi resi conto d'aver avuto gli occhi chiusi per tutto il tempo, probabilmente per il dolore.

Rispettando la richiesta del povero ragazzo spaventato aprii gli occhi per trovarmi nella mia visuale due volti molto preoccupati di un maschio e una femmina estremamente familiari. Entrambi li vidi tirare simultaneamente sospiri di sollievo mentre il ragazzo si asciugava anche il sudore dalla fronte. Deve essersi spaventato davvero tanto da questo. Poi la ragazza mi chiese “tutto bene?”.

Cercando di riprendermi dallo stordimento di tutta la faccenda le risposi a denti stretti “la caviglia”, intuendo subito il problema diede un schiaffo del ragazzo per farlo riprendere e gli disse con tono di comando “Sam prendila in braccio e portiamola in casa tua!” lui balbettante le rispose “certo Mikaela”.

Con estrema attenzione mi raccolse in braccio scusandosi quando mi sentì lamentare dal dolore e con passo veloce mi portarono in casa. Anche se non sapevo di chi. Quando tutto il trambusto iniziale si calmò e la mia mente tornò finalmente lucida mi trovai in un salotto, distesa su un comodo divano, senza i miei pattini con del ghiaccio sulla caviglia destra nella casa dei miei vicini, i Witwichy.

Che ironia della sorte! Comunque grazie a Mikaela e Sam, i miei soccorritori, la mia caviglia aveva smesso di far male e non potevo fare a meno di tirare un sospiro di sollievo. Non potevo infortunarmi così facilmente con tutte le cose pericolose che dovevamo fare! Sarebbe stato ridicolo! I miei pensieri furono interrotti quando sia Sam che Mikaela si unirono a me nel salotto portando con sé un vassoio con tre bicchieri di vetro pieni di thè con ghiaccio che venne posato sul tavolino di fronte al divano su cui ero adagiata. Mikaela mi passò un bicchiere che accettai e gentilmente ringraziai e poi cadde un silenzio imbarazzante.

Mentre sorseggiavo la bevanda fresca con la coda dell'occhio vidi Mikaela gesticolare di nascosto, per non farsi notare da me, a Sam che le rispondeva gesticolando altrettanto ma più vistosamente. Non ne conoscevo il motivo ma credo che sarebbe stato più giusto se fossi stata io ad interrompere questo silenzio con i dovuti ringraziamenti.

Abbassai il bicchiere dalle labbra mi schiarii la gola facendoli leggermente saltare dai loro posti e dissi con vera timidezza“vi ringrazio per avermi aiutato prima” Sam grattandosi la testa rispose “eheheh non c'è bisogno di ringraziarci è stato un piacere aiutarti. Come sta la caviglia a proposito?” guardai la caviglia infortunata e iniziai a muoverla lentamente per prova ma non sentii nessun dolore e la cosa mi lasciò un po' perplessa, soprattutto dopo il dolore atroce che avevo provato, ero convinta di essermela rotta o al massimo slogata ma sembrava come se non fossi proprio caduta.

Mi voltai verso di lui e con un piccolo sorriso gli risposi “penso che sia tutta intera. Non mi fa neanche più male” lui rispose subito “ottimo! È bello da sapere” e il silenzio tornò ma per poco perchè Miakaela intervenne subito chiedendomi “allora dimmi da dove vieni? Così da poter riaccompagnarti con la macchina invece di andare a casa a piedi. Sai per non rischiare nelle tue condizioni” battei un paio di volte le palpebre prima di dirgli “in verità io abito qui a fianco”, entrambi dissero all'unisono “cosa?”.

Lentamente tolsi il ghiaccio dalla caviglia mi sedetti sul divano e con cautela appoggiai il piede a terra per testare la caviglia e, come immaginavo, non sentii nessun dolore. La mia completa attenzione tornò a loro e risposi sorridendo “certo! Io abito proprio qui di fianco nella vecchia casa del signor Jim! Io sono la nuova vicina! Piacere io sono Asia! Mentre tu dovresti essere il figlio di Judy vero? Se non sbaglio Sam giusto?”. Estesi la mano verso di Sam e lui me la strinse rispondendo “ giusto sono Sam piacere. Mia madre mi aveva raccontato dei nuovi vicini ma ho avuto altre faccende di cui occuparmi e non sono potuto venire a presentarmi decentemente eheheh” tutti e tre risimo e io gli risposi “non preoccuparti è normale avere altre cose da fare che andare a conoscere degli sconosciuti alla quale probabilmente non rivolgerai più la parola”.

Ridemmo in accordo alla mia affermazione poi Mikaela si alzò e si sedette accanto a me sul divano, mi porse la mano che felicemente le strinsi, si presentò “piacere di conoscerti Asia io sono Mikaela la ragazza di Sam” le sorrisi calorosamente rispondendogli “il piacere è tutto mio Mikaela”.

Le nostre presentazioni però furono interrotte quando dall'esterno, non molto lontano, si sentì il rumore di portiere che venivano chiuse e allora mi chiesi che ore si fossero fatte e lo chiesi. Sia Sam che Mikaela guardarono gli orologi ai polsi ma rispose solo Sam “bè sono le 20.50 perchè?” mi alzai barcollante dal divano e Mikaela si alzò con me mettendomi una mano sulla spalla ed impedendomi di cadere.

Poi risposi alla domanda di prima “sono tornati i miei amici a casa da lavoro! Li aspettavo per cenare insieme e non ho ancora preparato nulla da mangiare! Sono sicura che saranno affamati come dei lupi! Mi devo sbrigare a tornare a casa!”. Fermandomi dal correre fuori di casa Mikaela mi tranquillizzò “calmati Asia devi andare piano sopratutto con la tua caviglia! Comunque ti basterà spiegargli del piccolo incidente e vedrai che capiranno” mi grattai la testa in imbarazzo dicendo “giusto! Scusate” poi mi si avvicinò Sam con in mano i miei pattini e ridendo mi disse “e poi non vorrai per caso andartene senza si questi vero?” ridendo lo ringraziai “hai ragione grazie”.

Dopo aver preso i miei pattini, con calma mi accompagnarono verso la porta d'ingresso, stavo anche per uscire quando Sam mi chiese “sei sicura di non voler delle pantofole in prestito per tornare a casa?” guardando solo per un attimo i miei piedi scalzi gli risposi allegramente “si non ti preoccupare è poca la strada che devo fare, non mi farò male”.

Uscita fuori di casa Witwicky
mi voltai verso entrambi e li ringraziai un'altra volta del loro aiuto “vi ringrazio per avermi soccorso prima e per essere stati così ospitali con me e mi scuso anche per lo spavento e il disturbo che vi ho procurato ragazzi” Sam rispose in modo impacciato “figurati! Non sei stata di nessun disturbo” e Mikaela aggiunse “ansi è stato bello conoscerti Asia” poi i suoi occhi s'illuminarono all'improvviso e disse “Hei ho un'idea! Perchè domani non usciamo insieme? Sai così da presentarci meglio e anche ai tuoi amici! Che ne dici? Potremmo mostrarvi il posto dato che siete nuovi di qui!” immediatamente Sam concordò con la sua proposta “giusto! Mikaela ha ragione potremo farvi un tour del posto! Non c'è moltissimo da guardare però ho sempre pensato fosse meglio conoscere i d'intorni del luogo in cui si vive. Che ne pensi?”.

Li guardai con stupore e poi gli rivolsi un sorriso luminoso, chi avrebbe pensato che tutta questa faccenda mi avrebbe avvicinata ai protagonisti di transformrs e che ci avrebbero dato anche un tour di
Tranquility. Incredibile! Comunque tornando alla realtà mi rivolsi a loro, ancora sorridendo, e gli risposi “sarebbe fantastico! Domani è anche il loro giorno libero quindi non ci dovrebbero essere problemi. Finalmente potremmo vedere come si deve Tranquility! Non vedo l'ora!” entrambi risero per il mio entusiasmo e poi ci accordammo per il mattino seguente e per incontrarci di fronte a casa di Sam. Questo è tutto quello che pensavo mentre tornavo a casa e neanche volendo sarei riuscita a trattenere l'eccitazione.

mamma quanto tempo è passato!? chiedo venia a chi segue le mie storie per tutto questo tempo sono stata occupata e deviantart era sparito dalla mia vita completamente! che vergogna! :( bè spero che ritorno sia di vostro gradimento! XD
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