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COLPO DI FULMINE PARTE 7

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A01C92's avatar
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Capitolo 7 – un bel giorno di pioggia

Normale P.o.v

Un giovedì grigio ed estremamente piovoso. L'aria fredda fa sembrare che l'inverno sia già arrivato, quando invece siamo ancora in pieno autunno, ma con un tempaccio del genere tutti i bei colori autunnali delle foglie venivano spazzati via dal brutto tempo. Ma anche tra il vento che soffia impazzito si poteva distinguere in lontananza il suono di una campanella.

Era finito un altro giorno di scuola.

Megatron P.o.v

La forte voglia d'imprecare o maledire nasceva dentro di me secondo dopo secondo però, dato che ancora mi trovavo a scuola, strinsi forte i denti tra di loro per evitare che, involontariamente, uscissero dalle labbra.

Era incredibile! Prima dimentico l'ombrello e ora non trovo le chiavi della macchina! Come diamine era possibile! Sono sicuro che Primus lo ha fatto apposta senò come spieghereste tutto questo? Dimentico l'ombrello a casa e due ore prima che finissero le lezioni il cielo diventa nero ed inizia una tempesta!

E, ciliegina sulla torta, non trovo più le chiavi della mia macchina e non posso neanche chiedere un passaggio a un collega perchè se n'erano già andati!

Quindi, a meno che non rimanga a scuola finchè non si calmi il temporale, mi toccherà tornare a casa a piedi e non credo proprio che sarà un'esperienza piacevole. Soprattutto perchè abito troppo lontano da qui. Iniziava a venirmi un mal di processore solo a pensarci. Sospirando pesantemente e con irritazione mi appoggiai al muro e incrociai le braccia.

L'unica cosa che mi restava da fare era aspettare e sperare in un miracolo.

Desideria P.o.v

'Dovevo sbrigarmi! Speriamo che non se ne sia già andato! Ti prego Signore fai che sia ancora in tempo!' Correvo, come una pazza, per i soliti corridoi verso l'uscita della scuola con in una mano la mia cartella e nell'altra un ombrello e un mazzo di chiavi nel tentativo di raggiungere, il più velocemente possibile, il professore Megatron.

Flashback

Ero rimasta l'unica in classe dopo il suono della campanella, come al solito. Non riuscivo a vedere il motivo di dovermi sbrigare per uscire di scuola, soprattutto con un tempaccio come quello di oggi. Comunque prima d'uscire m'accorsi che il cassino era a terra e, quando mi avvicinai alla lavagna per rimetterlo a posto, notai che sulla sedia del professore c'era qualcosa che luccicava.

Guardando più attentamente riuscii a capire che si trattava d'un paio di chiavi. Mi ci avvicinai e le raccolsi.

'Chi poteva averle mai dimenticate su questa sedia? Non ho visto alcun studente avvicinarsi alla cattedra prima, come fanno spesso prima d'andarsene a casa, quindi non può essere dei miei compagni di classe. Posso mai essere di lui?' Solo al pensiero il mio viso si riscaldò e strinsi forte le chiavi vicino al mio petto cercando d'impedire al mio cuore d'uscire a causa di quanto stesse battendo forte.

Quell'attimo di forte emozione venne oscurato da un sacco di pensieri. 'Un momento se sono sue allora le starà cercando! Probabilmente, se lo conosco bene, starà bollendo di rabbia e frustrazione! Sicuramente sono anche importanti! Allora devo sbrigarmi a restituirgliele!' Senza perdere altro tempo corsi fuori di classe.

Fine flashback

Ed eccomi qui che ancora correvo come una matta, per fortuna avevo un'ottima resistenza nella corsa. Cerco sempre di tenere in esercizio sia il corpo che il cervello per mio benessere.

Comunque girando per l'ultima volta arrivai alla mia destinazione però invece d'uscire totalmente dal corridoio, vicino all'uscita, mi fermai dietro l'angolo a riprendere fiato. Quando il mio respiro si regolò mi affacciai dall'angolo per vedere se c'era ancora qualcuno vicino all'uscita, nel caso ci fossero sgradite sorprese.

Invece lui era lì appoggiato al muro con le braccia incrociate con il volto rivolto verso le porte.

Tornai velocemente a nascondermi dietro l'angolo e mi appoggiai pesantemente al muro con il viso in fiamme e le sue chiavi strette in mano vicino al cuore. 'Ora come avrei fatto a trovare il coraggio per parlargli? Dopo tutto le uniche volte che ci parlo è durante le ore scolastiche! Ora siamo ufficialmente fuori le ore scolastiche anche se ci troviamo a scuola giusto? Giusto? O dio rischio d'andare in iperventilazione di questo passo! Calmati Desideria! Calmati!' Presi un respiro profondo nel tentativo di calmarmi ma era più facile a dirsi che a farsi.

Mi faceva sempre questo effetto quando lo vedevo. Entravo nel panico, le gambe mi tremavano e nello stomaco sembrava che si fossero liberate uno stormo di farfalle. Anche dopo tutto questo tempo non mi ero abituata a tali sensazioni e la cosa mi frustrava alquanto. 'Basta essere codarda Desideria! Prendi un bel respiro e tuffati! Quando ti ricapiterà un'occasione del genere?'

Ingoiando la paura presi un forte respiro e girai l'angolo. Però quando si accorse della mia presenza e si girò mi folgorò con il suo sguardo intenso bloccandomi sul posto come una statua.

'No! Non bloccarti ora! Non quando sei così vicina!' Per mia fortuna il mio subbuglio interiore non fu notato infatti, con espressione sorpresa, mi sbloccò dicendo “signorina Forti! Che ci fa ancora qui a quest'ora!?” cercando di non barcollare mi avvicinai a lui e tentando di non balbettare ed arrossire, anche se l'ultima è stata impossibile da evitare, dissi “professore cercavo lei!” con un sopracciglio alzato e la testa leggermente inclinata domandò “me?”.

Spostando l'ombrello nell'altra mano con la cartella alzai la mano con le chiavi dissi “si professore ha dimenticato queste! Sono sue giusto?” appena le vide spalanco gli occhi e con voce stupefatta disse “si sono le mie. Dove le hai trovate?” mentre le prese mi sfiorò la mano un brivido mi percosse facendomi leggermente balbettare quando gli risposi “in classe sulla sua sedia professore!”.

Sorridendomi leggermente mi disse “ti ringrazio per la gentilezza Forti” poi volse lo sguardo verso l'uscita e fece una smorfia, che notai. Sembrava non volesse uscire. Guardando fuori vidi che il tempo era peggiorato invece di migliorare e non potei biasimarlo della sua riluttanza ad uscire.

Poi mi venne un dubbio e gli chiesi “professore va tutto bene?” tornando a guardarmi con aria imbarazzata disse “eh! si vede così tanto non è vero Forti?” poi voltandosi di nuovo borbottò qualcosa d'incomprensibile ma non ebbi il tempo di chiedergli cosa avesse detto che disse “bè signorina Forti oggi sono stato così sbadato che oltre a perdere le chiavi in classe ho dimenticato il mio ombrello a casa! Quindi mi trovo riluttante ad uscire per andare fino alla mia macchina con questo acquazzone”.

Mentre lo ascoltavo non potevo fare a meno di rimanere ipnotizzata da tutte le sfumature che lo caratterizzavano. Con il suo carattere duro e inflessibile poteva ingannare tutti coloro che lo circondavano ma io avevo imparato a leggerlo quasi come un libro aperto.

Sotto quella dura corazza c'era nascosto qualcosa di molto più profondo che mi aveva rapita completamente da anni. Comunque il suo problema mi fece venire un'idea un po' rischiosa, però a me non m'importava.

Con naturalezza ripresi l'ombrello, ora, con la mano libera e glielo porsi dicendo “può prendere in prestito il mio professore” si voltò, di nuovo, a guardarmi alzò una mano e l'appoggiò sulla mia spalla dicendo “sei gentile Forti ma non posso toglierti l'unico ombrello che hai. Soprattutto perchè ti vedo sempre andartene a piedi da scuola quindi penso che serva più a te che a me giusto?”.

Mi sentii riscaldare il viso sia dalle sue parole che dal fatto che aveva la sua mano sulla mia spalla però cercai di rimanere lucida e rimanere ferma nella mia offerta e insistetti dicendo “si è vero professore, però continuo a dire che lo dovrebbe prendere perchè io ne porto sempre due con me” alzò il sopracciglio in dubbio e con tono interrogativo mi chiese “due ombrelli?”.

Ridendo in modo imbarazzato risposi “già mia madre dice sempre 'meglio prevenire che curare' e quindi per farla contenta ne porto sempre due, solo che l'altro lo tengo fisso nel mio armadietto qui a scuola e l'altro lo porto con me. Quindi insisto che accetti il mio ombrello professore Megatron”.

Rimase immobile e in silenzio per un po' guardando la mia mano con l'ombrello e per un attimo ebbi paura d'aver insistito troppo sulla mia offerta ma poi lui lo prese dicendo “grazie”.

Lo sguardo che mi diede nel momento in cui ci toccammo fu strano pieno di un'emozione sconosciuta che mi drizzò i capelli dietro la testa.

Quando si voltò per andarsene disse “a domani signorina Forti” e gli risposi quasi con un filo di voce “a domani professore” e dopo uscì fuori verso la tempesta con il mio ombrello che lo proteggeva dalla pioggia.

Feci aspettare un po' di tempo per riprendermi da quest'esperienza e prepararmi psicologicamente a quello che dovrò passare per tornare a casa dato che anch'io oggi, come il professore, avevo dimenticato il secondo ombrello a casa. Però non rimpiango minimamente della mia decisione perchè partiva dal cuore.

Dopo essere stata sicura che se ne fosse andato mi misi la cartella sulla testa e con risolutezza mi addentrai anch'io nella tempesta.

un altro capitolo andato. buona lettura :)
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© 2015 - 2021 A01C92
Comments2
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DRKREPR's avatar
Dopo questo capitolo devo chiedertelo: Come devo interpretare le dimensioni del professore? Perché se Megatron è grande come dovrebbe allora l'ombrello di Desideria lo può usare in un drink più che per ripararsi XD
Ma soprattutto, un transformer che usa un'auto!? E' come se ti facessi portare a scuola in braccio da un compagno di classe XD
A01C92's avatar
Per primo tutti gli autobot e decepticon sono grandezza umana. Per il secondo  XP