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č che non mi nascondo, ma mi scopro.


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la solitudine dei numeri primi.

per quanto stenti di stare con gli altri
la solitudine arriverā a farti compagnia
con la luce di una tenda che si stampa
sopra muri un pō tinti.
e che vuoi farci abbiamo i sentimenti,
ma non per questo dobbiamo
prendere la nostra solitudine come una male,
ma solo come un momento dove stare meglio
e capire noi stessi per stare con gli altri senza pensare
di non essere noi.


DAL LIBRO I " LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI":

"I numeri primi sono divisibili soltanto per 1 e per se stessi. Se ne stanno al loro posto nell'infinita serie dei numeri naturali, schiacciati come tutti fra due, ma un passo in lā rispetto agli altri. Sono numeri sospettosi e solitari e per questo Mattia li trovava meravigliosi. Certe volte pensava che in quella sequenza ci fossero finiti per sbaglio, che vi fossero rimasti intrappolati come perline infilate in una collana. Altre volte, invece, sospettava che anche a loro sarebbe piaciuto essere come gli tutti, solo dei numeri qualunque, ma che per qualche motivo non ne fossero capaci."



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album rilegati che profumano di te, dita tagliate da pagine piene di ricordi e polaroid pestate da piedi nudi. Sorridi sognanti, frangie storte e unghie che profumano di primavera, MI MANCHI. lacrime precipitano sulle mie labbra





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"ti cerco fra le mie ossa."

oggi è un giorno che non mi manchi,
ma cercavo i ricordi tra le ossa
dove la sofferenza si annida
dove la carne si sfrega


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ti ricordi l'ultima volta che ci siamo visti? ti ricordi che tu ti sei addormentato e io ero li sulla tua pancia . tu ti sei arrabbiato perch io non ti avevo svegliato. era la nostra ultima sera. il sesso sarebbe stato ovvio. mi sono scusata dicendo che anche io mi ero addormentata. non era vero. io ero sulla tua pancia a sentire il tuo respiro perchè sapevo sarebbe stata l'ultima volta. sapevo che c'era qualcosa che non andava.
e quando ci siamo salutati mi hai detto " non piangere" mentre avevi gli occhi lucidi. e ci siamo abbracciati. e ho sentito che mi scoppiava il cuore. io non piangevo per la lontananza ma perchè sapevo mancava poco alla fine.
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sai cos pensavo qui? di non riuscire più a vivere. di non andare avanti ma un giorno ho preso ho cambiato tutto e ho deciso che sarei stata forte perchè io ho sempre affrontato tutto con la testa alta. sai quante ne ho passate? no perchè non mi hai mai assaggiato veramente.
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and I go











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roma. quel giovedì, 24 setteembre tra le strade di quella capitale che tanto io amavo. seduti su un muretto con gli occhi socchiusi per la troppa trasgressione bevavamo quel cocktail micidiale. invisibile.
qualcuno in mezzo all' alcool parla di piercing. decisioni affrettate. " domani lo facciamo?" " si!" . e chiedersi se veramente era quello il momento giusto. dicono che un piercing solitamente non è come un tatuaggio, non ha significato. il mio si. mi ricorda un legame indissolubile con tre persone , roma, un cuore lasciato li, un cuore a cui ancora lecco le ferite e lo curo più di questo maledetto piercing. era un modo per ricominciare. 25 settembre. un giorno qualsiasi.




e questo fa male? no tu mi hai fatto male. tu mi hai fatto davvero male. io ti odio, no anzi se ti odiassi ti rispetterei. io provo, cosa provo per te? più nulla. INDIFFERENZA. ma ieri scoprire che mi hai ingannata e presa in giro come una tra le peggiori delle puttane, non avevo più parole. ora so perchè non vuoi che io parli con lei. perchè potrei sapere troppe cose per cui ti odieriei e ti dimenticherei più velocemente. e tu non vuoi essere dimenticato. tu vuoi restare come una delle peggiori cicatrici. sei morto. parlo di te , come parlo della politica italiana. con un indifferenza schifata.


se il mio cuore è malato tu hai voglia di curarmelo? se il mio cuore più non batte hai voglia di fare il rumore per riprenderlo?


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